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«Incastrata da chi mi doveva difendere»
L’infermiera accusata delle 14 morti in corsia (e poi scarcerata) in tv spara a zero su primario e caposala
PIOMBINO. La volta scorsa fu un attacco frontale alla Procura e ai carabinieri del Nas. Stavolta l’attacco è stato sferrato nei confronti dell’ospedale Villamarina. Anzi, per essere più precisi nei confronti di un primario e di una caposala dicendo che si è sentita «incastrata» proprio «dalle persone che mi dovevano difendere».
Fausta Bonino ieri sera è tornata a parlare da quello che ormai è diventato il suo pulpito preferito, la trasmissione “Quarto grado” di Retequattro. Accusata di aver ucciso 14 pazienti nel reparto di rianimazione con dosi massicce di eparina (un anticoagulante), arrestata dai carabinieri del Nas, condotta in carcere, interrogata più volte e infine scarcerata su ordine del Tribunale del riesame di Firenze, l’infermiera è passata al contrattacco con quelli che «avrebbero dovuto difendermi». Non le altre infermiere («le colleghe mi hanno sempre difesa a denti stretti e mi sono venute tutte a trovare»), ma «il primario» e «la caposala».
Bonino ha detto di aver denunciato lei stessa che qualcosa non andava in quel reparto: «Ho chiesto spiegazioni più volte alla caposala e al primario. La prima non mi ha mai risposto, secondo il primario invece era tutto regolare».
Ricordiamo che il primario di rianimazione era cambiato nel gennaio 2015, con il dottor Michele Casalis che aveva preso il posto del dottor Massimo Tanteri. Nell’ordinanza del gip Antonio Pirato tra l’altro si menziona anche il primario della contigua cardiologia, il dottor Mario Cordoni, oltre alla caposala Virna Agostini.
Bonino invece non ha menzionato nessuno. Però ha detto che «la caposala è stata l’unica persona che ha parlato male di me, ha tirato fuori anche segreti che le avevo confidato, è stata l’unica che mi ha tradito». A precisa domanda, dopo aver escluso l’ipotesi di un serial killer, Bonino ha risposto che sì, secondo lei si è trattato di «un caso di malasanità» (a.d.g.)
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