Il Tirreno

Livorno

Abusi edilizi, in Comune partono le acquisizioni

Già fatti 4 atti per prendere strutture e terreni. Inviati 70 verbali di inottemperanza Scintille sulla demolizione degli annessi. Nogarin: «La Procura intima di procedere»

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LIVORNO. Il Comune tira dritto sulle ordinanze di demolizione degli annessi abusivi. «La Procura, giustamente, ci intima di andare avanti», ha sottolineato ieri in consiglio comunale il sindaco Filippo Nogarin, aggiungendo però di sentirsi «tra due fuochi». Ma la notizia è soprattutto un'altra: per la prima volta gli uffici del municipio stanno procedendo all'acquisizione al patrimonio comunale degli abusi edilizi (i manufatti più l'area privata che li circonda) che dopo i vari solleciti previsti dalla legge non sono stati eliminati. Dal Comune sono già stati inviati una settantina di verbali di inottemperanza alle ordinanze di demolizione di abusi di vario genere. L'ultimo passaggio prima delle acquisizioni.

De Filicaia: «Pioggia di diffide, dov'è il nuovo regolamento?». Ad aprire la discussione sugli abusi è stato Jari De Filicaia (Pd). «Chiedo un chiarimento sugli annessi del Limoncino - ha detto - in virtù del fatto che continuano ad arrivare lettere di minacce e diffide per chi non ha demolito i manufatti. Nessuno dice che gli abusi vanno difesi, ma un anno e mezzo fa avevamo previsto anche di darci uno strumento per avere un'alternativa». A che punto è, chiede quindi, il regolamento per i nuovi annessi? «L'intenzione è di demolire e basta?». De Filicaia lo dice sventolando l’accertamento di «inottemperanza all’ordinanza di demolizione» di un fabbricato di 40 metri quadri più la tettoia, con successiva «acquisizione delle opere e dell’area pertinenziale» ricevuto poche settimane fa da due livornesi allo Stillo.

Nogarin dal procuratore. «Siamo tra due fuochi», gli risponde Nogarin, che fa sapere di avere avuto un incontro «molto cordiale» con il procuratore e di aver chiesto anche un parere sul tema alla Corte dei conti. «La procura, giustamente, ci intima di procedere», sottolinea riferendosi alle ordinanze di contestazione degli abusi e di ripristino dei luoghi: «Non farlo sarebbe un'omissione di atti d'ufficio. Su questo c'è poco da dibattere, semmai c'è da guardare a una prospettiva futura». Si procede quindi su un doppio binario: far demolire gli abusi esistenti e regolamentare la costruzione dei nuovi annessi agricoli solo con un certo tipo di materiali e spazi ben definiti, in modo da garantire il rispetto dell'ambiente ma anche di attività di carattere ricreativo.

L’abuso resta in piedi? Il Comune si prende tutto. Ma al di là degli annessi agricoli, per la prima volta l’amministrazione comunale sta procedendo più in generale all’acquisizione dei manufatti abusivi che non vengono buttati giù e dell’area circostante.

Delle circa 300 procedure aperte da tempo, anche da anni, che il dirigente del settore Sviluppo del territorio ha trovato sulla sua scrivania nell’aprile del 2015, circa il 30-40% è stato risolto. Per tutti gli altri casi sono partiti nuovi accertamenti. Alla fine quattro fabbricati sono già stati acquisiti dall’amministrazione comunale, con relativi terreni, tra via dell’Uliveta, via degli Acquedotti e lo Stillo (è già stata firmata la determina di trascrizione della proprietà dei beni). Tra questi anche una villetta con piscina. Sarà il consiglio comunale a decidere se c'è interesse pubblico a mantenere in piedi le strutture o se dovranno essere demolite.

Tutto mentre dal municipio sono partiti altri settanta verbali di inottemperanza: alcuni sono riferiti ad abusi minori, per i quali viene richiesta la demolizione, altri potranno portare a nuove acquisizioni.

Juna Goti

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