Asa al bivio: o Iren va al 51% o vende le quote ad Acea
LIVORNO. Ieri mattina i sindaci dei Comuni serviti da Asa si sono riuniti in vista dell’assemblea dei soci che è in programma per martedì 10 maggio. Al centro del dibattito ha finito per esserci una...
LIVORNO. Ieri mattina i sindaci dei Comuni serviti da Asa si sono riuniti in vista dell’assemblea dei soci che è in programma per martedì 10 maggio. Al centro del dibattito ha finito per esserci una lettera arrivata a tutte le amministrazioni nella seconda metà di aprile a firma di Iren, il socio industriale che detiene il 40% di via del Gazometro. Iren ipotizza un aumento di capitale a supporto dello sviluppo industriale di Asa che la porterebbe ad quota di maggioranza dell’azienda.
In ballo, in soldoni, c’è il futuro di Asa e un quesito che da tempo agita i sonni dell’azienda: meglio con la torinese Iren al 51% o meglio con la romana Acea (intanto al 40%)? Mentre la terza via, quella dello status quo, auspicata dai sindaci di Livorno e di Suvereto, Nogarin e Parodi, non pare praticabile.
Dal dibattito è emerso intanto un elemento chiaro: la soluzione Iren permetterebbe ad Asa di restare dentro la partita della gara per le reti gas per la quale serve un investimento da almeno 25 milioni e su cui invece Acea non darebbe le stesse garanzie.
Perché Iren vuole il 51%? Secondo Parodi per prendersi la governance. E’ in questo senso che il sindaco di Suvereto ha chiesto a Nogarin conto di una modifica allo statuto per impedire la scalata del socio privato, modifica che non è stata messa sul tavolo perché per farla c’è bisogno dell’ok di Iren.
Di fatto Iren da tempo punta ad aumentare la partecipazione per valorizzare la presenza in Asa. Con la possibilità così di prendersi i dividendi, ma con la disponibilità dichiarata di discutere della governance e di lasciare i Comuni decisivi nelle linee strategiche, nella scelta degli investimenti e dei piani operativi. L’alternativa - in caso di rifiuto dell’aumento di capitale - è l’uscita e la vendita ad Acea. Come finirà? Già martedì si capirà che aria tira. (g. corsi)
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