Il Tirreno

Livorno

La denuncia di una negoziante disabile: da casa al lavoro sto 2 ore sul bus per fare 3 km

di Claudio Marmugi
La denuncia di una negoziante disabile: da casa al lavoro sto 2 ore sul bus per fare 3 km

Livorno, tra pedane bloccate e ritardi Alessia De Rensis racconta il suo disagio quotidiano: la mia è una battaglia di civiltà, chiedo alle autorità competenti di far circolare più mezzi nuovi

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LIVORNO. Tre chilometri in due ore. Questo è il tempo che impiega Alessia, in autobus, per andare dal suo negozio in via Garibaldi a casa, sul viale Marconi. Alessia sta portando avanti una piccola guerra quotidiana contro il sistema: Comune, azienda dei trasporti, i tagli nei bilanci alle linee urbane ed extraurbane. Da tredici mesi e mezzo, Alessia De Rensis, 44 anni, storica negoziante di via Garibaldi (ha gestito per decenni un videonoleggio "Video Sempre", che ora si è trasformato in una mesticheria), è costretta a vivere su una sedie a rotelle. Un incidente nel marzo del 2015, mentre viaggiava in auto col marito, l'ha privata dell'uso delle gambe. Alessia adesso che sta imparando a convivere con la sedia a rotelle e ad usare i mezzi pubblici in maniera differente da come li usava prima, vuole unire la sua voce a quella di tanti livornesi che, nelle sue stesse condizioni, hanno problemi ad affrontare la quotidianità, «a fare bene quello che per gli altri è banale come scendere in strada per un giro in centro o prendere un autobus».

Per tornare a casa dal negozio Alessia deve prendere il 2 e andare alla stazione, dalla stazione prendere l'8 nero. «Diverse volte le pedane sono rimaste bloccate. Quando una pedana rimane bloccata il bus si ferma. L'autista deve chiamare il soccorso, i passeggeri scendono e prendono un altro autobus. E di solito io rimango a terra. Perché non tutti gli autobus che seguono riescono a farmi salire. In media spetto alla fermata una mezz’ora».

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Troppi autobus vecchi non adatti ai disabili. «I problemi sono tanti, so che dietro ai modelli di autobus che circolano ci sono scelte di budget, però a Livorno ci sono tanti autobus vecchi in giro, poco adatti alle esigenze delle persone in sedia a rotelle e pochi nuovi mezzi», racconta De Rensis. Descrive il problema: «La maggior parte degli autobus vecchi ha la pedana elettrica che non funziona (in quelli nuovi è manuale, ndr). Il problema si presenta sia sulle linee urbane che su quelle extraurbane. Queste pedane necessitano, poi, di appoggiare al marciapiede per permettere a chi, come me, è in sedia a rotelle, di salire. Spesso però, per l'inciviltà di chi parcheggia le auto vicino alle fermate, gli autobus non possono accostare al marciapiede. Se la pedana non poggia al marciapiede diventa più ripida. Trainare la sedia a rotelle sopra è molto più faticoso per chi ci aiuta. Si tratta di far salire (o scendere, in uscita) in pendenza un centinaio di chili, come minimo». De Rensis parla dei suoi disagi quotidiani con autisti che non riescono a fare la manovra d'accosto perché si presenta sempre un ostacolo (un auto parcheggiata dove non deve o uno scooter). Senza contare marciapiedi spesso sconnessi.

Sos cinture di sicurezza e manca lo spazio per la sedia a rotelle. «Negli autobus più vecchi - va nel dettaglio la commerciante - poi non c'è spazio fisico per la sedia a rotelle: entrare è un impresa. Ci vogliono decine di manovre per arrivare al posto». Il racconto dell’odissea della storica negoziante non si limita alle linee urbane. Altro problema sono le cinture di sicurezza per tener ferma la sedia a rotelle. «Solitamente, sono tutte rotte. Mio marito si deve sedere accanto a me e tenermi bloccata con il piede o le sue gambe, altrimenti alla prima curva vado in giro per il mezzo», sottolinea.

Un solo bus adatto a me per Collesalvetti. La libertà di muoversi. Questo chiede De Rensis: altro tasto dolente è andare a fare la spesa all’ingrosso a Collesalvetti. «Anche se in negozio ormai mi aiutano i miei familiari, a me piace supervisionare l'acquisto delle merci di persona, come quando potevo farlo da sola, un anno fa. La spesa la andiamo a fare all'ingrosso a Collesalvetti. Ecco. Per andare lì dobbiamo prendere per forza alle 10.20 del mattino, obbligati dal passaggio dell'unico autobus in grado di farmi salire, perché poi non ci sono altri bus di quel tipo durante il giorno e quelli "blu", vecchi, non vanno bene», descrive la situazione. Una volta rimase addirittura una giornata intera in quel di Colle. «Noi la prima volta che ci capitò di andare, a novembre, non lo sapevamo. Al primo autobus che passò, l'autista, ci fece capire che non potevamo salire e che dovevamo aspettare pullman di un altro tipo e un altro colore. Rimanemmo tutto il giorno o quasi alla fermata perché questo autobus, scoprimmo a nostre spese, passava una volta sola. E al ritorno? Per riprendere quell'autobus, il solito dell'andata, l'unico della giornata è alle 15.58. In pratica, sto sei ore lì con tutto quello che comporta. E se lo perdo resto a Collesalvetti». Dove lo prende De Rensis l’autobus extraurbano? In via Grande. «Abitando sul viale Marconi, quindi devo prendere il 4. Scendo sempre in via Cairoli perché si riesce a scendere un po' meglio. In via Grande, fra la qualità dei marciapiedi, le persone e le auto mal parcheggiate è impossibile scendere. Una volta abbiamo provato a prenderlo in piazza della Repubblica ma fu un disastro».

L’appello. La commerciante non ha dubbi su cosa chiedere al Comune e al Ctt: «Chiedo di far circolare i mezzi nuovi con più frequenza. La linea 4 è terribile. Saltano le corse, sono sempre in ritardo. Prendiamo giovedì scorso. Abbiamo aspettato il 4 per oltre quaranta minuti. Sono andata via dal negozio alle 19 sono arrivata a casa alle 21. Abito a 3 chilometri», chiude.

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