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«Fausta ha un doppio “io”, così ha ucciso 13 pazienti»
L’infermiera per la Procura ha una depersonalizzazione dovuta ai farmaci La replica dell’avvocata: «È sana di mente, lo dimostreremo con la perizia»
LIVORNO. La miccia che ha acceso la follia è nascosta dentro al bugiardino di un farmaco per la cura dell’epilessia. È questa la tesi investigativa con la quale si cerca di spiegare il piano criminale di Fausta Bonino, l’infermiera arrestata il 30 marzo con l’accusa di aver ucciso con l’iniezione di anticoagulanti 13 pazienti ricoverati nel reparto di rianimazione dell’ospedale Villamarina di Piombino tra il gennaio 2014 e il settembre dell’anno successivo.
Una sindrome che nel linguaggio clinico si chiama depersonalizzazione, come ha ripetuto il pubblico ministero Massimo Mannucci durante l’udienza di venerdì davanti al tribunale del Riesame e che ha un esempio letterario nel saggio di Sartre che si intitola “La Nausea” e racconta prima che venisse teorizzata, quell’angoscia di vivere che è parte del nostro tempo e si concretizza in un distacco dalla realtà.
Gli investigatori si muovono oltre al confine della logica, al limite (e forse oltre) del ragionevole dubbio, per spiegare che cosa abbia spinto l’infermiera a compiere - come si legge nell’ordinanza - «propositi criminosi nei confronti di soggetti deboli e impossibilitati a difendersi».
Proprio l’aspetto psicologico è stato il più dibattuto tra quelli che fanno parte degli quadro indiziario sin dal giorno della conferenza stampa in cui i carabinieri del Nas hanno presentato l’inchiesta.
Soprattutto perché è difficile spiegare ciò che l’intelletto non riesce a comprendere e razionalizzare. E ora questo nodo ritorna di attualità dopo le dichiarazioni della Bonino davanti ai giudici fiorentini: «Non sono una psicopatica - ha detto come per rispondere alle accuse - sono perfettamente normale e ho sempre fatto del bene». A cui si aggiungono le parole dell’avvocata: «Visto che continuano a parlare di problemi mentali della mia assistita, dovevano chiedere anche una perizia psichiatrica. Vorrei dire che pure questa la faremo fare noi, per dimostrare che è sana di mente». Lo stesso marito della donna, nei giorni scorsi, ha ripetuto che «mia moglie ha smesso da tempo di assumere farmaci» anti epilettici.
Eppure - secondo chi indaga - proprio alcuni medicinali di cui l’infermiera faceva uso, hanno potuto innescare - come si legge nelle istruzioni allegate al flacone e finite agli atti dell’indagine - uno stato di distacco da sé durante il quale la donna avrebbe ucciso i pazienti ricoverati nel reparto di Rianimazione. Una tesi che - sempre secondo gli investigatori - trova parziale conferma anche in alcune intercettazioni ambientali e telefoniche finite nell’ordinanza di custodia cautelare dalle quali emerge come la stessa Bonino tema di aver fatto cose che non ricorda.
Come il 10 ottobre dello scorso anno quando spiega a una collega. «Io sono sicura di me stessa, ma mica con l’epilessia avrò avuto dei momenti... Ho cominciato a dubitare di me stessa, ho cominciato a dire: avrò mica dei momenti in cui non sapevo quello che facevo? Ho cominciato a dubitare di me stessa io, ma ti rendi conto? Poi ho detto no...».
E ancora il 7 novembre: «M’hanno fatto il lavaggio del cervello che quando m’ha interrogato il magistrato sono venuta, quando ero in macchina gli ho detto a mio marito, ma te pensi che io con l’epilessia potrei aver avuto delle... ma lo sai che l’ho pensato? Ma potrei fare una cosa e non ricordarmi d’averla fatta?».
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