Il Tirreno

Livorno

Bimbo autistico, le verità della mamma e della preside

di Francesca Suggi
Bimbo autistico, le verità della mamma e della preside

Lo studente escluso dalla gita, la rabbia della famiglia: la scuola ha scelto per noi La dirigente: se c’è stato un difetto di comunicazione, dovevo essere informata

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LIVORNO. «La scuola ha deciso per me e per mio figlio, inammissibile: la mattina stessa mi è stato comunicato che la classe era in gita. L’insegnante di sostegno ha chiesto scusa dicendo che si era dimenticata di comunicarmi dell’escursione a Larderello. Crediamo nella buona fede degli insegnanti, ma queste cose non devono accadere».

La mamma di Giulio è un fiume in piena (non pubblichiamo i nomi della famiglia e neppure della scuola per tutelare la privacy del bambino). La sua condanna verso il comportamento adottato dalla scuola frequentata dal bambino è totale: tutti sono in gita a Larderello e lui si ritrova in classe da solo, con l’insegnante di sostegno. Intorno a lui vuoto. Nessuno dei suoi compagni è seduto vicino, manca quel vociare sereno dove tutte le mattine il bambino autistico non vede l’ora di andare. Lui, per così dire “dimenticato” da quel momento di festa dove spesso è presente, come quella marcia In cammino per la parità che si è svolta a Livorno il 19 marzo scorso. L’esclusione di Giulio fa il giro del web e indigna : è direttamente l’associazione Autismo Livorno a renderla pubblica con un post sulla pagina Facebook. E si scatena la solidarietà a colpi di foto e scritte #iosonogiulio. La scuola però rinvia al mittente le accuse: «Noi abbiamo Giulio da anni, siamo una scuola dell’inclusione e non abbiamo mai avuto problemi: è vero, la mamma di Giulio è stata avvisata la mattina stessa, se si è sentita messa da parte poteva venire da me, visto che i rapporti sono sempre stati ottimi. Se c’è stato un difetto di comunicazione ci saremmo spiegate», sottolinea la preside. La questione arriva in consiglio comunale. «Vigilerò su quello che è accaduto, voglio fare chiarezza. Ho invitato l’associazione a fare una nota ufficiale all’Ufficio scolastico per raccontare che cosa è accaduto formalmente», sottolinea la vicesindaca Stella Sorgente.

Lo sfogo della famiglia. L’indignazione della famiglia è totale. «Pare che il consiglio di classe abbia deciso che la gita non era adatta per Giulio – rincara – Visto che si trattava di un giro nel bosco a vedere i soffioni boraciferi, io sarei andata dietro al bus con la macchina per permettere a mio figlio di farsi un giro a bordo con i compagni e poi sul posto vedevo quello che anche Giulio poteva fare: noi siamo molto attenti ai bisogni di nostro figlio e siamo i primi a non metterlo in situazioni che non può sostenere. Ma siano noi, la famiglia, a dover essere messi al corrente e decidere». Solidarietà dall’ associazione Autismo Livorno Onlus: «Giulio è l’emblema di quello che non deve accadere ai nostri bambini», aggiunge la vicepresidente dell’associazione, Donatella Inverso.

La replica della preside. L’effetto che scatena la vicenda coglie di sorpresa la scuola di Giulio. A voler chiarire è direttamente la preside. «All’inizio dell’anno insegnanti e genitori, quando facciamo il piano personalizzato per il bambino, abbiamo definito anche la questione delle gite scolastiche, perché non tutte sono adatte a Giulio. In accordo con la famiglia siamo rimasti che avremo valutato volta volta». Così è stato, almeno per le due ultime gite. «In passato siamo andati a Firenze e la famiglia del bambino ha deciso di non mandarlo perché sarebbe stato troppo stancante», continua. Quelle accuse di emarginazione proprio non vanno giù: «Quella di Larderello era una gita di per sé molto stancante, nel bosco, non ci siamo posti il problema: ribadisco se c’è stato un difetto di comunicazione, ci dispiace, ma la mamma poteva venire a parlarne con me e ci saremmo spiegate come abbiamo sempre fatto».

Cosa prevede la legge. L'avvocato Silvia Bondi ha trattato, in Tribunale, diversi casi analoghi. «Purtroppo non è la prima volta - racconta - L'anno scorso una scuola di Livorno è stata fermamente condannata dal giudice per comportamenti discriminatori e la famiglia del bambino è stata risarcita dall'istituto per danno esistenziale». Bondi prende in mano la normativa. La legge parla chiaro: «La legge, in materia di gite, parla di accomodamenti ragionevoli per rendere la gita un momento di inclusione», chiude.

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