Il Tirreno

Livorno

L’ultima corsa della Labronica domani arriverà il fallimento

di Giulio Corsi
L’ultima corsa della Labronica domani arriverà il fallimento

La giunta delibera di non ricapitalizzare, stamani il liquidatore Giusti porterà i libri in tribunale Ora in ballo c’è la permanenza dell’ippica al Caprilli. Nogarin: «Passa tutto dalle mani di Alfea»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’ultima corsa della Labronica Corse Cavalli si è disputata ieri mattina. Non sull’erbetta del Caprilli, ma ancora una volta in una stanza del Comune, dove la giunta ha ribadito la sua posizione, emersa già l’8 marzo, e cioé la volontà di non sostenere la liquidazione dell’azienda - di cui l’amministrazione è proprietaria al cento per cento - e dunque di non dare seguito all’impegno preso in sede di bilancio 2015 mettendo 600mila euro nella società che gestisce l’ippodromo e gestiva le corse dei cavalli.

Quando si è conclusa la giunta, è iniziata l’assemblea dei soci della Labronica, in cui l’amministrazione comunale per bocca dell’assessore Lemmetti - il sindaco era a Roma - ha ufficializzato al liquidatore Fabrizio Giusti di non essere disposta a mettere un solo euro nella sua partecipata.

Giusti ha annunciato dunque di non avere altra alternativa che quella di chiedere il fallimento.

I tempi saranno immediati. Stamani il liquidatore varcherà la soglia di via De Larderel e porterà i libri contabili in tribunale presentando un’istanza di fallimento in proprio. Già domani, mercoledì, la camera di consiglio potrebbe discutere del caso, essendo in agenda già un’altra istanza di fallimento nei confronti della Labronica. «Ci hanno sempre chiesto soluzioni alternative, ma non ci possono essere se non vengono sostenute da soluzioni del socio unico - commentava con evidente amarezza ieri pomeriggio Fabrizio Giusti -. Erano stati accantonati 600mila per la liquidazione della Labronica, il fatto che siano stati tolti a insaputa di tutti ha determinato uno sconvolgimento, è stato un po’ come toglierci la sedia da sotto il sedere, uno va in terra. Per di più nel nostro caso l’hanno deciso l'8 marzo, ma l'abbiamo saputo in assemblea il 30 marzo».

Sulla fallibilità della società partecipata i dubbi sono pochi: «La Labronica non svolge un servizio essenziale come Aamps - spiega Giusti -, per cui questo requisito non conta. Trattandosi di una società commerciale fallirà al 99.9%».

L’epilogo sembra dunque scontato: «La giunta ha preso la sua decisione, ma non mi è piaciuto il modo - continua Giusti -, questo è un pezzo di storia di Livorno che viene buttato via dalla finestra. Le alternative? C’erano, ma bisognava sacrificarsi».

Una nota arrivata in serata da parte del Comune spiega però che «la situazione della società, già messa in liquidazione, secondo il parere dell'avvocatura e alla luce della normativa e della recente giurisprudenza in materia, non consente al Comune di Livorno di poter ricapitalizzare, neanche parzialmente».

E’ la fine della Labronica e di una storia a lungo gloriosa rappresentata dalla società che ha curato il Caprilli. Sarà anche la fine dell’ippodromo e delle corse dei cavalli nella città che ha fatto la storia dell’equitazione e dell’ippica?

Qui la partita che si apre è un’altra. I sindacati - per bocca di Beppe Luongo della Cgil - puntano il dito proprio su questo aspetto, oltreché ricordare che «col fallimento gli otto lavoratori perderanno anche il mancato preavviso e dunque tra i 5 e i 6mila euro».

«I 600mila euro messi a bilancio davano non solo una prospettiva all’ippica, ma avrebbero impedito di penalizzare queste persone - sottolinea Luongo -. Ora il problema però è se ci sarà o no un gestore dell’ippica a Livorno oppure se gli altri sei ippodromi toscani spolperanno quel che rimane qui».

Tema politico, su cui ieri pomeriggio il sindaco Nogarin, dava le sue garanzie da Roma, coinvolgendo però i pisani di Alfea: «Passa tutto da loro - diceva -, anche se non si può non ricordare che stanno continuando a prendere, anzi a perdere tempo, non so a quale scopo. La nostra intenzione è quella di mantenere un futuro di ippica al Caprilli e lo stiamo dimostrando fin dal nostro insediamento, con le ultime due belle stagioni anche di tentativo di rilancio dell’ippodromo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera