Il Tirreno

Livorno

Bufera in Comune, indagine su quattro consiglieri: «Non erano eleggibili, hanno dichiarato il falso»

di Federico Lazzotti e Giulio Corsi
Bufera in Comune, indagine su quattro consiglieri: «Non erano eleggibili, hanno dichiarato il falso»

Livorno, gli accertamenti su Batini, De Filicaia, Grillotti e Sarais partiti da un esposto. La notizia di reato trasmessa in procura

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LIVORNO. Il consiglio comunale trema davanti a un’altra inchiesta giudiziaria della Procura che rischia di cambiarne fisionomia ed assetti, soprattutto in vista del voto cruciale sul bilancio di mercoledì 13 e giovedì. Al centro degli accertamenti della polizia giudiziaria ci sono infatti da mesi le autocertificazioni firmate da quattro consiglieri nel momento in cui hanno accettato il mandato e si sono seduti sugli scranni dell’aula consiliare.

Si tratta di tre consiglieri eletti nella lista del Movimento Cinque Stelle e uno in quelle del Partito Democratico. E più precisamente nei guai sono finiti Alessio Batini, Valter Sarais, Giuseppe Grillotti (passato lo scorso anno nel gruppo misto) e Jari De Filicaia, ex segretario comunale del Pd. I quattro - secondo gli investigatori - all’indomani del voto che gli ha garantito un posto in consiglio comunale, si sarebbero dimenticati di dichiarare l’incompatibilità rispetto al mandato. Una leggerezza che rischia di costargli una denuncia per falso ideologico del privato in un atto equiparato a un documento pubblico.

Nel giugno 2014 tutti, infatti, avevano - secondo chi indaga - dei conti in sospeso con il Comune. E questo, per lo statuto, li avrebbe automaticamente tagliati fuori dalla carica pubblica. A dare il via all’indagine un esposto anonimo arrivato lo scorso anno (altre lettere anonime sono arrivate le scorse settimane al prefetto e ai capigruppo consiliari). Un segnale che se da un lato potrebbe far luce sulle presunte leggerezze da parte dei quattro consiglieri, dall’altro conferma un clima all’interno del palazzo civico che somiglia a quello della notte dei lunghi coltelli, peccato che stia durando un intero mandato amministrativo.

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Secondo fonti sia interne al Comune che investigative, le situazioni dei quattro consiglieri sarebbero simili: Batini e De Filicaia, almeno a giugno di due anni fa, dovevano al Comune svariate migliaia di euro per contravvenzioni non pagate; per Sarais, invece, il debito sarebbe riferito alla Tia, mentre Grillotti aveva una lite pendente con l’amministrazione per alcune aree Peep. Tutta l’informativa sull’indagine è stata inviata in Procura nei giorni scorsi. Adesso toccherà al pubblico ministero al quale sarà affidato il fascicolo decidere come procedere.

Al momento, infatti, i quattro non risultano indagati. Ma l’ipotesi d’accusa potrebbe avere ricadute da un punto di vista amministrativo e politico. Perché i quattro potrebbero essere sospesi oppure - se le accuse dovessero essere confermate - con un atto di responsabilità auto sospendersi dalla carica. Interpellato dal Tirreno, Grillotti spiega di aver «scritto una lettera al sindaco lunedì per chiarire la mia posizione, seppur non in modo completo». «Sto aspettando la sua risposta, da lì capirò molte cose. E’ verosimile però che questa faccenda sia stata creata ad arte contro di me», continua il consigliere dissidente, riferendosi al fatto che in caso di una sua uscita dal consiglio, ad avvantaggiarsi sarebbe la maggioranza. «Ad ogni modo - aggiunge - è una storia di 10 anni fa e il problema l’ho risolto».

Alessio Batini (capogruppo M5s) entra invece nel dettaglio della sua vicenda: «Ho una rateizzazione con Equitalia per una serie di multe che ho preso e non avevo pagato -. Guadagno 1100 euro al mese da precario, ma nonostante questo mi sto organizzando per saldare il debito. Per colpa di questa storia sono notti che non riesco a dormire».

Ma la rateizzazione è avvenuta prima o dopo l’elezione in consiglio? «Non lo so - risponde Batini - dovrei andare a vedere. Il fatto però è un altro: quando ho firmato l’entrata in consiglio non pensavo che le multe rappresentassero un ostacolo in tal senso. Non ho rubato o commesso un crimine. Aggiungo che parte della mia cartella esattoriale era prescritta, ma io sto pagando ugualmente perché le multe le ho prese ed è giusto che le paghi».

Una linea simile a quella di Jari De Filicaia (Pd): «Stiamo parlando di divieti di sosta, mi sembra paradossale - dice il consigliere democratico -. Io prendo multe anche quando sono in consiglio. Da qualche giorno sentivo queste voci, ma solo stamani (ieri, ndr) il presidente del consiglio mi ha detto che erano in corso accertamenti. Mi sono informato all’ufficio tributi, mi hanno detto che ho un paio di mila di euro da pagare e domani (oggi, ndr) salderò». Questa storia non va giù al consigliere Pd: «Qeste cose non avvengano a caso, le lettere anonime sono un modo vigliacco e mafioso di combattere gli avversari. Ho fatto richiesta per sapere chi ha avuto accesso agli atti».

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