Il Tirreno

Livorno

l'appello della Confraternita

Il cimitero della Misericordia cade a pezzi

di Francesca Suggi
Il cimitero della Misericordia cade a pezzi

Livorno, tra impalcature, cantieri fantasma e fascette: tante sono le tombe irraggiungibili. Proteste anche contro il guano dei piccioni che imbratta le sepolture

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LIVORNO. Non si riposa in pace tra strati incrostati di guano di piccione, impalcature e fascette bianche e rosse - tante - che segnalano aree da cui è bene star lontani. Sicuramente non dormono sonni sereni e l'indignazione è tanta per i cari dei defunti seppelliti proprio in queste zone rosse. Anche perché sopra a molte sepolture i fiori sono freschi, segno che le persone comunque vanno a rendere omaggio ai propri cari, nonostante i segnali di pericolo, mettendo a rischio la loro incolumità.

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Il mio caro sepolto nel guano. «Verso fine febbraio sono andato al cimitero a trovare i miei cari nelle tombe del settore Sant’ Onorina, poi ci sono tornato di recente: erano e sono stracolme di escrementi di piccione, nonostante le mie segnalazioni anche ufficiali a chi gestisce la struttura erano sempre, purtroppo nelle stessa, vergognosa, situazione», lamenta Fabrizio Gardella. Il suo esposto all'ufficio dell'Urp dell'Arciconfraternita della Misericordia che gestisce il cimitero, per adesso è caduto nel vuoto.

Viaggio nelle zone rosse. Basta dare un'occhiata tra le tombe del cimitero più antico della città per un'istantanea del degrado che regna all'interno. Una cornice pessima intorno a migliaia di sepolture. E pure nel cosiddetto quadrato mascagnano, intorno a quel mausoleo dove dal 1951 riposa il genio del grande compositore livornese Pietro Mascagni, la situazione non è migliore. «Prima di Pasqua abbiamo chiamato i vigili del fuoco, proprio per le condizioni strutturali del cimitero nelle zone più antiche: aspettiamo il loro verbale per creare nuovi passaggi protetti, per esempio a ridosso della cappella Bastogi. Le situazioni a cui dobbiamo porre rimedio sono tante, ma non abbiamo le risorse: i piccoli lavori di manutenzione che facciamo non bastano», spiega Girolamo Bonfissuto, direttore dell’associazione di volontariato. Ferita a morte anche la cappella dei Capiguardia: è impraticabile, con intere zone chiuse al pubblico. «Ci sono anche sepolture recenti, ai parenti abbiamo proposto di trasferire i cari in altre aree», continua. Che dire della loggia Pio XII che sembra condurre in un girone infernale fatto di scheletri di impalcature e ponteggi. Si tratta di un cantiere montato nell’ottobre 2015. Poi i soldi finiscono e i relitti restano. «C’era un problema di infiltrazioni nel tetto: per andare avanti basterebbero 10mila euro».

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L’sos dell’Arciconfraternita. A lanciare l’sos sono proprio i vertici dell’Arciconfraternita: «Il personale, tra custodia e piccole manutenzioni, è scarso: non ce la facciamo a riparare a 40 anni di assoluta incuria. Per la questione dei piccioni abbiamo interpellato anche la Asl, non riusciamo a tamponare il problema, neppure con le reti». Una stima dei lavori da fare c’è: servirebbero 16 milioni di euro per far tornare il cimitero della Misericordia come era una volta. «Questa situazione è un cane che si morde la coda: in questo stato il nostro cimitero non è più un’attrattiva. Prima le persone sceglievano di seppellire i propri cari da noi, ma non è più così», chiude Bonfissuto.

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