Tutto iniziò col nome Novocine
Livorno, il cinema costruito nel 1927 da Corrado Gragnani era il preferito dai giovani. Distrutto dai bombardamenti rinacque come arlecchino
LIVORNO. Accanto al nuovo ed elegantissimo cinema teatro Moderno, costruito per «grandi spettacoli» da Corrado Gragnani insieme al socio Gino Bavastro, venne realizzato un cinematografo più piccolo, confortevole, accessibile a tutti, a cui fu dato il nome di «Novocine». Era il 1927.
Dopo la costruzione del Moderno, però Corrado Gragnani pur in possesso del terreno edificabile si trovò a lungo nella condizione di non poter realizzare questa seconda sala cinematografica per mancanza di fondi e perché lo stesso Moderno costò assai più del preventivo a causa di una serie di scioperi. Gragnani vendette il suolo a Giuseppe Benci il 18 agosto 1927 e costruì il Novocine (a spese del Benci) rimanendo nella gestione, come ricorda la nipote Anna Razzaguta. L’immobile fu in seguito venduto alla Sitec e poi acquistato da Corrado Gragnani.
«Il Novocine fu costruito con la stessa cura con cui fu edificato il Cinema Teatro Moderno - ricorda la Razzaguta -: vennero impiegati gli stessi stucchi artistici della ditta Masi di Colle di Val d'Elsa, fornita di ogni genere di decorazione come sguscione moderno, fregi, medaglione del Duce, Santa Caterina, Fascio con lauro, grande stemma dello Stato. La ditta Guidi di Lucca realizzò gli artistici lumi in ferro battuto senza saldature, mentre il progetto, in stile neo-medievale come in uso a quel tempo, fu del geometra Fosco Cioni».
Il Novocine incontrò subito i favori del pubblico e per molti anni rappresentò il rifugio pomeridiano dei giovani livornesi e il divertimento delle famiglie e tale era l'affluenza del pubblico che i giovanissimi spettatori, a visione terminata, cedevano il posto solo dietro compenso pecuniario.
«Venivano proiettati due film di lungometraggio, il film Luce e quasi sempre uno "short" vocale o musicale e qualche volta una comica in un atto di Ridolini, Charlot, Fatty. A qualcuno tutto questo ben di Dio non era sufficiente e si tratteneva a vedere il programma due o tre volte finché non veniva prelevato «dal genitore in pena per il ritardato rientro in casa del figlio», scriveva Marco Razzaguta.
Durante la guerra il Moderno e il Novocine furono bombardati, ma Gragnani li ricostruì e il Novocine divenne Cinema Italia. Ristrutturato in seguito più accuratamente, fu riaperto al pubblico con nuovo intilolazione. Il cinema Arlecchino fu inaugurato il 20 ottobre 1955 alle 21,30 con un film britannico in Technicolor «Il grido del sangue» della Rank con la «deliziosa» Mandy Miller «bravissima ballerina», ebbe a scrivere il musicista Emilio Gragnani critico musicale e cinematografico del Tirreno.
Il Tirreno del 22 ottobre 1955 commentò: «Ottima visibilità, col suo ampio schermo con il suo invidiabile sonoro».
Poi la crisi del cinema e il progetto di ripartire: Novocine, Italia, Arlecchino, e infine il nome di Cinema Gragnani, in onore di Corrado - che l’aveva costruito - e Cesare, il quale con i suoi cinema e teatri ha contribuito alla diffusione di ogni forma d'arte e stimolato la crescita spirituale di generazioni di livornesi come nessun altro, prima di lui, ne era stato capace.
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