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«Referendum, astenersi è un favore a Renzi»
Da Furfaro (Si) un altolà alle trivelle e allo strapotere delle grandi compagnie petrolifere
LIVORNO. «Si è deciso di non far coincidere con le elezioni amministrative il referendum sulle trivelle così da scoraggiare la partecipazione. E il quesito singolo è il frutto di una mutilazione delle ben più ampie proposte iniziali». È Marco Furfaro, esponente del coordinamento nazionale di Sinistra italiana, a portare la voce del gruppo parlamentare di sinistra (che comprende anche Sel) che si è costituito al Senato il mese scorso e già prende le distanze dal governo Renzi. In particolare sul referendum, riguardo al quale Furfao spiega perché occorre votare sì.
«La vittoria del sì non danneggerà il Paese, in caso di sconfitta invece saremo sanzionati dall'Europa» racconta Furfaro, che accusa il partito del premier di remare contro. Senza contare che «su fabbisogno energetico e perdita di posti di lavoro dai professori-baroni ed esperti prezzolati arrivano solo menzogne: su ogni impianto lavorano al massimo 4 persone, ed il prodotto estratto, peraltro di qualità scadente, rappresenta una percentuale minima rispetto ai consumi nazionali e potrebbe essere coperto facilmente con il ricorso a fonti rinnovabili».
Le vere ragioni dietro alle scelte del governo, secondo Furfaro, sono altre: «Renzi vuole togliere alle Regioni il potere decisionale nel settore energia per fare un regalo alle grandi compagnie estrattive, che così non dovrebbero pagare il rinnovo delle concessioni quando già le royalties versate allo Stato sono irrisorie. Il tutto in contraddizione con le politiche di risparmio energetico dettate dall'Europa, con gravi rischi per ambiente e salute».
Ma dall’esponente di Sinistra Italia arriva soprattutto un appello per sconfiggere il rischio astensione: «Il sì invece diventa un messaggio politico forte per avere politiche energetiche più sostenibili – continua Furfaro – per rimettere in moto un'Italia piegata agli interessi delle lobby. Sono fiducioso sul raggiungimento del quorum, ma occorre fare massa critica».
Accanto a lui nell'ex-sede di Sel in via Pietro Gori c'è Fabio Giusti, coordinatore del comitato NoTriv per Livorno e geologo con 12 anni di esperienza sulle piattaforme: «In pochi sapevano dell'esistenza di questo referendum, ma le dimissioni della ministra Guidi hanno giocato a nostro favore. Nei prossimi giorni romperemo il silenzio in vista del voto con banchetti e iniziative».
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