Il Tirreno

Livorno

il dramma

Crolla la veranda, muore sul colpo a 56 anni. Addio a Roberto Casarosa

Alfredo Faetti
Roberto Casarosa
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Roberto Casarosa

Portuale, era andato a dare una mano a un amico: una vita sotto il segno della solidarietà

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LIVORNO. Era andato al Crocino per dare una mano a chi ne aveva bisogno, come ha sempre fatto in vita sua. «Era un uomo disponibile, rispettoso, meticoloso» spiegano in serata i colleghi del Terminal Darsena Toscana fuori dai cancelli della camera mortuaria ormai chiusi. Sapevano che non sarebbero mai potuti entrare, ma sono accorsi lo stesso, forse per la voglia di non restare da soli in un momento simile. «È assurdo, assurdo quello che è accaduto» dice un uomo con le lacrime agli occhi. Il destino ha certo giocato la sua parte nella morte di Roberto Casarosa, 56 anni, livornese, marito, padre, con una vocazione profonda per il volontariato. Erano circa le 17 di ieri pomeriggio e Casarosa era a casa di un amico per dargli una mano nel sistemare la veranda che dall’appartamento al primo piano si affaccia su via Emo Mannucci, quando all’improvviso è crollato il pavimento in marmo che sorreggeva la struttura, facendo fare un volo di circa quattro metri al 56enne. Non è stata l’altezza in sé ad essergli fatale, ma la caduta di testa non gli ha lasciato nessuno scampo, uccidendolo sul colpo. Quando i soccorsi della Pubblica assistenza di Collesalvetti sono arrivati sul posto, il grande cuore di Casarosa aveva già smesso di battere. Inutili i tentativi di riportarlo in vita. Arrivano anche i carabinieri per i rilievi del caso e da subito si mettono al lavoro cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente.

«È assurdo» insiste il collega del Terminal Darsena Toscana appoggiato al cancello della camera mortuaria, dove poco a poco continua ad arrivare gente. Portuali, ma anche i volontari, come quelli della Misericordia, con cui il 56enne ha corso a bordo delle ambulanze per anni, ma anche della Protezione civile, gli stessi che lo hanno accompagnato nelle missioni a L’Aquila in aiuto alle famiglie coinvolte nel terremoto. «Sei stato un raggio di sole nel buio per tante persone. Sei entrato nelle nostre vite con delicatezza e discrezione e ci hai rubato il cuore. Non ti dimenticheremo mai uomo buono e generoso» dice uno dei volontari, mentre la notizia inizia a circolare arrivando anche sui social, dove fanno capolino i primi messaggi di cordoglio sulla sua pagina facebook. «Ci siamo sentiti poco meno di due giorni fa - scrive una volontaria della Misericordia - Le solite chiacchere, gli auguri di pasqua e poi quella parola: ci vediamo in Misericordia. Oggi mi è arrivata la triste notizia, un colpo allo stomaco pelle accapponata non ci volevo credere».

Fuori dai cancelli della camera mortuaria non ci sono né la moglie, né il figlio 24enne, l'orgoglio di suo padre. Loro sono nel loro appartamento di Livorno, insieme ai parenti più stretti che cercano di consolarli.

Su viale Alfieri arriva la voce che già questa mattina (30 marzo) sarà allestita la camera ardente alla Misericordia, riportando Roberto là dove si è sempre sentito a casa. «Solo qualche giorno fa avevamo parlato insieme del nostro gruppo turni festivi e come sempre aveva dato la sua disponibilità - ricorda Sonia da via Verdi - Ci mancherà quel tuo modo educato di essere semplicemente tu».

La scomparsa di Casarosa è un punto d'incontro tra migliaia di ricordi che uniscono le realtà più variegate di Livorno. Ci sono i portuali e non solo perché Roberto lavorava da ormai oltre vent’anni come responsabile della sicurezza al Terminal Toscana, ma anche perché la sua è una storica famiglia sui moli labronici. C’è poi la galassia del volontariato, in cui il 56enne era sempre in prima fila: con la Misericordia, con la Protezione civile ma anche con tante, tantissime iniziative a scopo benefico. C’è anche la politica, dato che è stato a lungo un militante del Pci. Ma forse quelli che colpiscono maggiormente sono i ricordi di quelle persone che con Roberto hanno avuto a che fare soltanto una volta, appunto nel momento del bisogno. Prendiamo ad esempio le parole di Valerio, un ragazzo che è stato soccorso proprio dal 56enne: «anche se non ti conoscevo da tanto avevo capito che eri una bravissima persona ed eri una persona veramente di cuore».

«Si dice sempre che sono i migliori che se ne vanno, ma stavolta è drammaticamente vero e ognuno di quanti hanno conosciuto Roberto lo sa», afferma commossa Monica Bellandi, dirigente di Tdt, la società per la quale Casarosa, lavoratore della Compagnia portuale, prestava servizio. Anche quando aveva smontato dall’orario di lavoro: non smetteva mai di prodigarsi, «come quando ha organizzato la carovana degli aiuti di noi portuali per i terremotati o quando ha preparato le iniziative-benefit per aiutare i bambini in difficoltà», spiega Vladimiro Mannocci, una vita al Palazzo dei portuali di via San Giovanni. «Un uomo generoso, sempre disponibile», lo descrive Beppino Mancino via Facebook: «Dedicava agli altri tutto sé stesso». E dal quartier generale della Misericordia corrono di bocca in bocca i ricordi di Casarosa, volontario in prima fila all’Arciconfraternita sul fronte soccorsi ma anche iscritto all’associazione Fratres, quella dei donatori di sangue.

Era questo, era tutto questo Roberto Casarosa.

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