Italia
Il contratto? Macchè, solo buoni
Eterni precari a 7.000 euro l'anno, parlano due giovani
Daniela ha 35 anni. Fa le pulizie per un albergo del Livornese. «Ormai mi pagano solo coi voucher», dice. «Ma mi va bene. Io lavoro uno-due giorni alla settimana, a volte anche tre. Per 4,5 ore. Il sabato l’azienda mi dà il voucher che io riscuoto il martedì, in tabaccheria. 7,50 euro. Quando lavoro due giorni, mi pagano il secondo giorno. Ormai è un anno che vengo retribuita a voucher». A Daniela va bene così. Anche perché in questo settore, quello delle pulizie, il lavoro è sempre più precario. E con la crisi le imprese hanno tagliato un po’ di commesse e prevalgono le “chiamate”. «Vado quando c’è lavoro. E non capita sempre». Se Daniela si accontenta, c’è chi invece del “sistema buoni” ne farebbe volentieri a meno.
E’ il caso di Alessandro, 29 anni, diploma di ragioniere, l’università mai finita con pochi esami ancora da dare. E tanti lavori, stagionali perlopiù, per “costruirsi un presente”. Perchè il futuro, dice, è un grande punto interrogativo. “I voucher? Ormai sono quasi l’unico sistema con cui vengo pagato da un po’ di tempo a questa parte», racconta il cameriere pisano. «Oggi lavoro in un ristorante, ma non ho un impiego fisso. Faccio la stagione, comincio a giugno. Ma il clou è luglio e agosto. Due mesi di contratto. Oggi però lavoro “a chiamata”. Il titolare mi fa sapere quando ha bisogno e mi retribuisce con i voucher. E come me ci sono altri colleghi. Tutti camerieri di sala». Quanto prendo? «Lavorando il sabato e la domenica sera, dipende. Se faccio 4 o 5 ore prendo altrettanti voucher. Non sempre la stessa sera, a volte il giorno dopo». Alessandro riesce a fare poco più di 3000 euro nel periodo estivo. Con il lavoro saltuario arrotonda. «Ma mai sono riuscito a superare le 400 euro all’anno coi soli vouchers». Tutto regolare, allora? «Adesso sì. Ma due anni fa ho lavorato per un complesso turistico in provincia. E qui mi hanno pagato per quasi un mese coi vouchers, per poi farmi un contrattino a coprire la stagione. Altro che lavoro saltuario. Senza contare che, da stagionale, i vouchers non valgono per la disoccupazione. Figuriamoci per farmi una pensione».
Quello degli stagionali, con la riforma della Naspi (disoccupazione) che limita la copertura, è un problema che soleva Giovanni Cafagna, milanese ma da anni stagionale all’Elba dove l’anno scorso ha fondato il primo sindacato degli stagionali. Anche lui ha avuto esperienza coi vouchers. «Se coprono il lavoro saltuario va bene. Purtroppo ricevo segnalazioni soprattutto di ristoranti e imprese di pulizie che usano i buoni per pagare lavoro continuativo». Il nero? «Capita. Prestazioni pagate mezze coi voucher, il resto in nero».<QM>
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