Il Tirreno

Livorno

La sveglia non suona, la sigaretta accesa: storie di toscani scampati all'attentato di Bruxelles

di Ilaria Bonuccelli
Fabio e Camilla Panchetti nel ristorante Osteria Toscana a Bruxelles
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Fabio e Camilla Panchetti nel ristorante Osteria Toscana a Bruxelles

La figlia di un ristoratore di San Miniato arriva in ritardo alla stazione di Maelbeek. A prendere le colombe pasquali ci va in auto: così Simone è scampato alle bombe

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La sveglia non suona. Fabio Panchetti non riesce a pensare ad altro mentre osserva il sangue che si allarga sul selciato. La testa dell’uomo, all’uscita della metropolitana di Maelbeek, è straziata. Il ristoratore di San Miniato afferra per mano la moglie Barbara e corre verso la loro Osteria Toscana. Ancora poche decine di metri e sono al sicuro. Lontano dalla bomba. L’esplosione per una coincidenza non ha ucciso Camilla, la loro figlia che sabato deve compiere venti anni.

«Prende sempre la metro a Maelbeek all’ora dell’esplosione. Questa volta no. La sveglia non ha suonato. Lei e la sua amica Miranda hanno fatto tardi. Non si sono alzate». Hanno perso il treno. Era pure un po’ contrariata Camilla Panchetti che studia Comunicazione a Bruxelles, mentre Miranda Lio è iscritta a Scienze politiche. «Avevamo la prima lezione alle 10,30. Non aver sentito la sveglia avrebbe significato fare tardi. Quando ho aperto gli occhi, Miranda stava seguendo le notizie sull’attentato all’aeroporto. Subito dopo è arrivata la notizia della bomba nella metro. Il nostro treno: venti morti, magari anche qualcuno di quelli che vediamo ogni giorno. E noi ci siamo salvate per una sveglia».

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Il destino in un oggetto. Una sveglia che decide di non suonare. Per un cuoco di Prato, una sigaretta. Lo porta fuori dall’aeroporto proprio mentre scoppia la prima bomba. Il desiderio di fumare dopo il volo da Washington per Pietro Consorti (audio), chef executive al Park Hyatt di Milano: «Il primo botto - dice - proveniva da sotto l'aeroporto, dove passa il treno. Sembrava quasi un terremoto. Però poteva sembrare anche l'incidente di un'auto. Dopo trenta secondi, un minuto forse, un botto più forte: quello che ha fatto saltare in aria il check in. Io ero fuori a fumare: ho sentito volare i vetri per la compressione. E sono andato verso la strada dove non c'era nulla».

Poi mentre i taxi si allontanano, iniziano ad arrivare i pompieri «a tirare fuori la gente». E subito dopo le ambulanze. L’unico suono che a lungo si sente, in mattinata, in zona Schuman, la fermata della metro dove si scatta il secondo allarme bomba. Il panico corre proprio sulla linea fra Maelbeek e Schuman, la fermata obbligatoria della politica. È qui che deve scendere chi vuole andare alla Commissione europea, al Parlamento, al Comitato delle Regioni. È qui che la Toscana, al 14 di Schuman, ha la propria sede, in un palazzo che divide con altre Regioni. Ed è a due passi da qui che nel 1962, i Nardi da Bagni di Lucca aprono la Rosticceria fiorentina, uno dei ristoranti meglio frequentati dalla politica internazionale.

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Questo martedì Ruggero Nardi non apre il locale. Gli occhi puntati fuori dalla porta, verso la bocca della metro che ogni giorno sputa migliaia di persone. Anche suo genero Simone Arrosti. Ha lasciato Viareggio, in Versilia, per venire a lavorare in questo locale dal futuro assicurato. E tutte le mattine si presenta al lavoro con il treno che alle 9,15 ferma a Maelbeek e poi Schuman. Non ieri. «Si è salvato per un caso. Lunedì sera - spiega Nardi - gli ho prestato l’auto perché doveva passare da un italiano che produce colombe pasquali fuori Bruxelles, prenderle e portarle al ristorante. Si è salvato per quello. Per le colombe pasquali». Ruggero ripete come un mantra “colombe pasquali”, l’oggetto del destino per Simone Arrosti. Come la sigaretta lo è stato per Pietro Consorti. E la sveglia per Camilla Panchetti. Il papà, Fabio, quasi non si capacita ancora: «Quando io e mia moglie siamo usciti di casa poco dopo le nove - racconta - abbiamo visto gli elicotteri. Pensavamo che fossero in volo per via dell’attentato all’aeroporto. Poi in rue Stevin, la strada all’angolo con rue Livingstone, dove abbiamo il locale, a una delle tre uscite della metro Maelbeek, ho visto un uomo steso a terra, con la testa in un lago di sangue. E in un attimo ho pensato: “Ahi, ci siamo. Questa volta sono vicini”. Ho iniziato a correre verso il locale, con mia moglie per mano. A fuggire dalla guerra. E mi sono venuti i brividi: nostra figlia è viva solo perché la sveglia non ha suonato». E non è andata all’università evacuata all’una e mezzo.

A questo pensa per ora Panchetti, mentre le forze speciali gli ordinano di chiudersi nel ristorante. «La sveglia è stata le mia “sliding door” la mia porta scorrevole, quella che ci ha cambiato il destino». Perché si è aperta nel verso giusto. Mentre la gente si asserraglia negli uffici. In quelli della Regione, che oggi resteranno chiusi. Ieri per arrivare al lavoro, una funzionaria è scampata per pochi minuti all’attentato della metro di Maelbeek. Che oggi resterà ferma. Forse bus e tram viaggeranno. Invece, le comunicazioni rimangono complicate. I cellulari sono “schermati”. Impossibili da raggiungere. Però i Toscani di Brussel si sono tenuti in contatto. Mail, telefoni fissi. Stanno tutti bene, sembra. Di sicuro Sergio Scocci, presidente (storico) dei Lucchesi nel mondo. Se n’è accertata la figlia. L’ha chiamato dall’Australia. Ha saputo dell’attentato da una conoscente belga, perfino prima del padre: alla periferia della capitale, mentre faceva colazione, Sergio ancora non aveva «acceso la radio. Neppure la tv». Ma in un poco tempo l’atmosfera «spettrale» si è diffusa. Strade sbarrate, niente auto, niente pedoni. Tutto chiuso. Fino a quando a Maelbeek l’Osteria Toscana verso le 15 ha aperto. Caffè, acqua gratis per tutti. Inconfondibile. Solidarietà made in Italy.

LE TESTIMONIANZE DEI TOSCANI A BRUXELLES

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