Il Tirreno

Livorno

«Paoli non ci ha guadagnato un centesimo»

«Paoli non ci ha guadagnato un centesimo»

L’avvocato del commercialista: faceva una consulenza esterna e non è nemmeno stato retribuito

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Annuncia di volersi rivolgere al tribunale del Riesame perché «le esigenze cautelari non sembrano così evidenti». Spiega che il suo cliente «non si è messo in tasca un euro, tantomeno ville o appartamenti». E sostiene di aver chiesto in una lettera inviata ai vertice della Cooperativa Collina di Montenero «di rientrare dall’esposizione nei confronti della Gsi». È questo il succo della difesa del commercialista Paolo Paoli, ora ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere.

Spiega l’avvocato Marco Talini: «In primo luogo ci sembra necessario chiarire che appare quantomeno improprio il collegamento tra il procedimento di cui si dà notizia e l'edificazione del Borgo di Magrignano. Nel titolo dell'articolo si è scritto Bancarotta a Magrignano, ma non è stata contestata a nessuno un'ipotesi del genere! Ci mancherebbe! Nelle incolpazioni provvisorie che la Procura ha formulato non c'è alcun riferimento a quella lottizzazione». Ma è da quella lottizzazioni e dalle denunce dei cittadini che sono partiti gli accertamenti della finanza.

«Il dottor Paolo Paoli, questa mi pare l'unica circostanza rilevante, non si è messo in tasca alcuna somma della società Gsi, né delle altre società che troviamo nelle carte. Egli non ha goduto e non gode, in alcuna misura, di alcuna villa, villetta, appartamento o garage riferibile alle società coinvolte nell'inchiesta. Tal che, questo è certo, se c'è un soggetto che non si è arricchito in questa vicenda, quello è proprio il mio assistito».

Eppure - scrive il giudice - «le varie società nei confronti delle quali sono vantati ingenti crediti da parte della Gsi sono riconducibili direttamente o indirettamente tramite loro familiari ai soci effettivi: Alessandrini, Luschi e Tognotti».

Il che - va avanti - «porta a pensare che l’assenza di terzietà tra le diverse realtà possa aver portato l’amministratore della Gsi Paoli a non poter o a non voler perseguire da subito la strada del recupero crediti coattivo: le mancate iniziative a tutela del patrimonio sociale o del ceto creditorio sono evidenti laddove non sia stata attivata nessuna iniziativa volta al recupero coattivo dei crediti vantati nei confronti delle varie società cooperative clienti, che sono tutte riconducibili agli indagati»

«Il Paoli - replica Talini - ha svolto essenzialmente attività di consulenza esterna per la quale non è stato neppure retribuito. Relativamente al suo ruolo di amministratore della. Gsi srl, di cui, peraltro, non era socio, è doveroso evidenziare che formalizzò le proprie dimissioni già nella seconda metà del 2012, rappresentando, in modo chiaro e trasparente, quali fossero, a quel momento, le problematiche finanziarie della società». Poi una critica nemmeno tanto levata al fallimento della società chiesto dalla Procura per poi contestare agli indagati la bancarotta»

«Il concordato era diretto a porre a disposizione dei creditori della Gsi l tutti i beni di proprietà della cooperativa La Collina di Montenero, in sostanza le ville in cui risiedevano alcuni degli altri indagati, beni che si intendevano cedere in parziale pagamento dei crediti vantati. Se dunque questo concordato, approvato dalla maggioranza creditori, non avesse trovato altre opposizioni, sarebbero state sanate, almeno parzialmente, le principali posizioni debitorie, con probabile vantaggio per i creditori».

(f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera