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I creditori di Aamps: «Il concordato è una tragedia»
Livorno, sono 40 le ditte di Cna, LegaCoop e Confindustria che operano per Aamps, con 1.500 posti di lavoro a forte rischio
LIVORNO. «Dopo le ultime decisioni sconcertanti, le imprese si sentono tradite dal Comune».
«È ignobile che un ente pubblico dica a una ditta che vanta un credito "o prendi il 10% o nulla": così si gioca sulla fragilità delle aziende». E ancora: «Siamo sbigottiti dall'amministrazione che penalizza le realtà del proprio territorio, nonché da un presidente del Cda che si vanta di un "tesoretto" ricavato sulla pelle dei lavoratori». Sono critiche pesanti quelle che arrivano in seconda commissione dagli organismi di rappresentanza delle imprese che gravitano intorno ad Aamps: accuse unite alla preoccupazione per l'immediato futuro del tessuto economico livornese con l'azienda dei rifiuti verso il concordato.
Per prima cosa i rappresentanti di Cna, Confindustria e LegaCoop snocciolano i dati sulle aziende loro associate collegate al mondo Aamps. Per la Cna ci sono 18 imprese che vantano nei confronti dell'ex municipalizzata più di 4 milioni in totale (1,7 di crediti dalla moratoria Rosi e 2,5 di crediti correnti scaduti); 17 le realtà legate a Confindustria, per altrettanti 4 milioni, più altre 5 imprese per LegaCoop. Ancor più significativo il dato sui dipendenti: oltre 1500 quelli che lavorano nell'indotto Aamps per conto di queste aziende .
«L'amministrazione e il Cda di Aamps dicono che le ditte possono stare tranquille - incalza Marco Valtriani, direttore Cna Livorno - perché avranno il 40% di ciò che spetta loro: è una dichiarazione offensiva nonché errata, perché con concordati di questo tipo i pagamenti sono in media intorno al 12%. Le imprese già risentono della moratoria Rosi, ora con il "maltolto" che Castelnuovo chiama "tesoretto" ci sono aziende che da mesi non riescono a pagare i dipendenti e che a breve metteranno il personale in mobilità. Figuriamoci cosa accadrà dopo il concordato».
Si dicono estremamente preoccupati anche Dario Talini (Cna), Lucia Ginocchi (Confindustria) e Antonio Chelli (Lega Coop), per il quale «è grave che nessuno ci abbia mai chiesto di sederci a un tavolo per discutere del futuro dell'indotto». «Ed è inaccettabile - aggiunge Chelli - che il presidente del Cda di Aamps parli di tesoretto quando ci sono aziende non pagate e centinaia di lavoratori a rischio licenziamento: mi sarei aspettato una condanna del sindaco che non c'è stata».
«Chiediamo che il concordato sia ritirato - riprende poi Valtriani - e che si trovino altre strade, come la ristrutturazione del debito. Sarebbe una figuraccia per la politica? Non me ne frega niente, a noi interessa salvaguardare le imprese e le migliaia di lavoratori che oggi rischiano il posto».
Le parole dei rappresentanti delle associazioni di categoria scatenano gli interventi dei consiglieri di opposizione che criticano la giunta: secondo loro è ancora possibile evitare il concordato. Si va avanti in un clima rovente fino a quando Daniele Galli (M5S) dice di essere disposto a «firmare la richiesta di ritirare il concordato, purché ci sia un'alternativa valida e realmente perseguibile, che però non c'è». Le opposizioni colgono la palla al balzo e presentano un atto di indirizzo per chiedere al sindaco di far ritirare il concordato e procedere con piano industriale e ristrutturazione del debito. «Un atto di indirizzo vale come una letterina a babbo Natale«, replica Galli, provocando la rabbia delle minoranze. Poi la seduta si chiude tra le polemiche dopo oltre quattro ore di discussione.
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