«Ho preso il coltello perché prima mi aveva picchiato»
La confessione di Massimo Spagnoli nel lungo interrogatorio davanti al pm: «Avevamo litigato per l’acqua e la tv troppo alta, ma non volevo ucciderlo»
LIVORNO. Ripete che «voleva solo difendersi, non certo uccidere». E che ha preso quel coltello dalla cucina «dopo essere stato aggredito due volte» in poche ore. La prima «con le mani al collo», nel tardo pomeriggio di sabato, dopo essersi arrabbiato con il coinquilino perché «aveva finito l’acqua calda»; la seconda «con uno schiaffo» poche ore più tardi: «teneva la tv troppo alta e io non volevo che i vicini si lamentassero col padrone di casa. È per fargli paura che ho preso quel coltello in cucina. Lo tenevo così: con il braccio a novanta gradi. Ma non volevo ucciderlo, davvero, volevo solo che la smettesse. Ion, però, era una furia e si è scagliato contro di me...».
Sono le 5,30 di domenica quando il pubblico ministero Daniele Rosa e gli agenti della squadra mobile chiudono il verbale dell’interrogatorio di Massimo Spagnoli, 70 anni, il pensionato che ha ucciso con una coltellata che ha trafitto al cuore Ion Neogovici, 47 anni, al termine di una lite furibonda nel fondo trasformato in appartamento che i due dividevano da tre mesi.
Nelle quattro pagine finite ora negli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Corso Amedeo c’è la lunga confessione dell’ex artigiano, difeso dall’avvocato Edoardo Castagnola, e arrestato con l’accusa di omicidio volontario.
Gli investigatori da due giorni sono al lavoro per verificare l’attendibilità della versione del settantenne: orari, circostanze, dinamica.
Perché se la ricostruzione fornita dall’assassino dovesse essere confermata dalle testimonianze e dagli esami del medico legale, la sua posizione potrebbe alleggerirsi notevolmente, addirittura facendo cambiare il capo d’imputazione.
Nelle circa tre ore passate davanti agli inquirenti, Spagnoli ha infatti raccontato di una convivenza difficile, obbligata dalla rispettive povertà e finita nel sangue.
«Abito in quel fondo - spiega descrivendo la sua condizione - dall’autunno dello scorso anno pagando 250 euro al mese in subaffitto. È l’intestataria del contratto che a gennaio mi ha praticamente imposto che il cugino Ion, che prima viveva in via Montebello, venisse ad abitare in quella stessa casa con me».
Il settantenne non è chiaro se fosse nelle condizioni di rifiutare la proposta oppure no. In ogni caso dividere le spese poteva non essere male per una persona che vive con 500 euro di pensione e fino a qualche mese fa aveva la residenza di soccorso in via del Porticciolo, negli uffici del Comune.
«Ion - sottolinea - lavorava tutto il giorno e rientrava a casa la sera, mentre io stavo più spesso nell’appartamento». Nonostante la coabitazione si limitasse durante la settimana a pochi incontri, nel weekend le differenze di abitudini emergevano. Tanto da esplodere.
Così Spagnoli racconta agli inquirenti il giorno della tragedia: «Il pomeriggio di sabato - ricorda - avevamo litigato per l’acqua calda: avevo acceso il boiler prima di uscire - verso le tre - ma quando sono tornato a casa, alle sei, era vuoto. Ho protestato, mi sono arrabbiato e lui mi ha aggredito: mi ha messo le mani al collo. Gli ho detto di non farlo più, ho anche chiamato sua cugina e le ho spiegato che in vita mia nessuno mi aveva mai picchiato e non volevo che succedesse di nuovo. Qualche ora dopo - va avanti Spagnoli - l’ha rifatto: stavolta mi ha dato uno schiaffo perché gli ho detto di abbassare il volume della televisione: non volevo che i vicini chiamassero il proprietario e magari ci buttasse fuori. Ecco perché è cominciata la lite...».
A mezzanotte è lo stesso pensionato a chiamare il 113 per chiedere di mandare un’ambulanza perché «c’era un ferito ed era grave».
@fedelazzotti
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