Il Tirreno

Livorno

«Aamps? Fuori da RetiAmbienti»

«Aamps? Fuori da RetiAmbienti»

«Asa pubblica». Labronica: istanza di fallimento e richiesta danni agli ex per mezzo milione

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LIVORNO. Sulla Labronica corse pende un’istanza di fallimento che ad aprile sarà discussa in tribunale, mentre il liquidatore della società ha messo sul piatto anche l’ipotesi di chiedere oltre mezzo milione di euro di “risarcimento” agli ex amministratori. Tutto mentre l’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti, annuncia (e mette per scritto) che porterà in consiglio comunale la delibera per «escludere definitivamente» il conferimento di Aamps in RetiAmbiente. E che è allo studio un piano per la ripubblicizzazione di Asa (ma con quali soldi?). Ieri mattina, in occasione della presentazione del bilancio di previsione 2016/2018 del Comune, le forze politiche sono tornate a puntare i riflettori sulle partecipate.

«Fuori da RetiAmbiente, ma...». In un’altra mattinata calda sul fronte dei rifiuti, con i lavoratori in presidio dall’alba davanti all’azienda, non è passato inosservato il capitolo del Dup (documento unico di programmazione) in cui si parla di «valorizzazione dell’asset societario di Aamps». Tra i «risultati attesi» per il 2016 compare infatti l’«approvazione in consiglio comunale, dopo opportuna analisi strategico giuridico-operativa, della delibera che esclude definitivamente il conferimento in RetiAmbiente spa». Ma quando?, chiedono dai banchi di Livorno Libera e Livorno bene comune, mentre il Pd ribadisce il suo sì a RetiAmbiente. «La delibera – fa sapere l’assessore – è allo studio della segreteria generale, sta facendo l’iter dei vari dipartimenti interessati».

Ma c’è il rischio – chiede Andrea Raspanti (Buongiorno) – che la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti non rimanga comunque in capo ad Aamps ma passi all’Ato quando l’azienda di area vasta diventerà operativa? Cosa accadrebbe a quel punto? Che la domanda «non è banale» lo dice lo stesso assessore, alla luce della sentenza del Tar che ha legittimato la politica regionale sugli Ato dando torto al Comune di Livorno. «Quello che gli uffici devono verificare – risponde Lemmetti – è proprio questo». Fermo restando che «non abbiamo alcun obbligo di conferire l’azienda e non lo faremo. Questi aspetti dovranno essere sviscerati nella delibera che porteremo in consiglio».

Labronica a rischio fallimento. Altro capitolo caldo è quello della Labronica, la società tutta del Comune che è legata al Caprilli e che è da tempo in liquidazione. «C’è un’istanza di fallimento che sarà discussa ad aprile», fa sapere Lemmetti. A quanto risulta a presentarla è stato un un avvocato.

Ma non c’è solo questo: a luglio il Tirreno ha dato la notizia di un’azione di responsabilità deliberata dall’assemblea dei soci nei confronti dei componenti del cda, dei sindaci revisori e del direttore in carica dal 2004 al 2010. In ballo ci sono circa 2,5 milioni di spese fatte a quel tempo e ora contestate dal liquidatore. Oggi si viene a sapere per bocca dell’assessore che «dentro al piano proposto dal liquidatore ci sono azioni di responsabilità per mezzo milione di euro», ma anche che «il danno è da provare, quindi i nostri revisori hanno raccomandato prudenza e abbiamo chiesto di rivedere in generale il piano di liquidazione».

«Asa tutta pubblica». Per Asa si torna a parlare, nel Dup, di «studio dei possibili percorsi finalizzati alla ripubblicizzazione della società», guardando al referendum del 2011. E distinguendo l’acqua dal percorso del gas, in vista della gara per la distribuzione del gas a livello di Atem. Ma con quali soldi si pensa di arrivare alla ripubblicizzazione di Asa? A domanda precisa, per ora l’assessore non ha risposto. Mentre ha apostrofato al microfono che in generale «tutte le società chiedono al Comune di non pagare i canoni concessori, ma non ci rinunciamo».

Farmacie in utile e il caso Liri. L’intenzione resta poi quella di dismettere la Liri, la società delle reti, ma solo dopo che il Comune avrà ripreso direttamente nelle sua mani FarmaLi, la società delle farmacie, «che per la prima volta quest’anno dovrebbe chiudere con un utile di 100.000». Il problema della chiusura della Liri, ripete Lemmetti, ruota intorno alla «sorte del mutuo in collo alla società, che sporcherebbe l’indebitamento del Comune, perché sappiamo che dentro c’è un derivato».

(j.g.)

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