Acquisto di case, autunno boom Compravendite cresciute del 41%
Ma restano ancora lontani gli standard raggiunti prima che esplodesse la crisi choc dell’economia Grassi (Asppi): prezzi giù del 20% e mutui a tassi bassi, è questo il segreto dell’inversione di tendenza
LIVORNO. Chissà se questa è la volta buona: tornano le compravendite di case che la crisi aveva messo nel freezer. Nell’arco dei 365 giorni dello scorso anno si sono contate 1.333 compravendite, 76 in più rispetto a quel che era avvenuto nel 2014 (cioè il 6% in più).
In realtà, la ripresina si era già azzardata a far capolino in più occasioni ma sempre finendo poi per scontare un arretramento che aveva ghiacciato ogni speranza. Era accaduto nell'estate 2013: quando le compravendite avevano sorpassato d'un niente quelle dell'anno precedente ma quanto bastava per innescare il segnale simbolico d'una possibile inversione di tendenza. Idem l'anno successivo: nella primavera 2014 era balzato agli occhi un aumento del 19,2% rispetto a dodici mesi prima, però era rimasto tutt’al più un fuoco di paglia che si era spento subito.
Beninteso, non stiamo parlando di stime, ipotesi o valutazioni sulla base aleatoria di sondaggi web o ricerche di mercato: queste cifre sono messe nero su bianco dall’Osservatorio mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate e mettono nel conto gli atti effettivamente firmati di fronte a un notaio, uno per uno. Insomma, è la fotografia più attendibile che possa esserci.
Se in questi anni di crisi-choc, dopo che l’economia internazionale dal 2008 in poi è stata terremotata, numeri e percentuali sono andati talvolta sull’altalena, ma di volta in volta un po’ più in basso, niente può rappresentare una evoluzione contraddittoria quanto l’andamento del 2015 a Livorno sul fronte delle compravendite di abitazioni. Meglio guardare “dentro” quel 6% di incremento su base annua: solo così si capisce cos’è avvenuto davvero.
Basti dire che nel primo trimestre ne erano passate di mano 704 in tutta la nostra provincia (il 7,7% in meno se raffrontate alle 763 dello stesso periodo del 2014) e appena 208 a Livorno città. Con un tonfo a paragone dell’analogo dato dell’anno precedente: addirittura il 37,7% in meno.
Già in primavera e in estate si avverte che la tendenza si ribalta: da aprile a giugno l’incremento è del 10,3% in città (e del 16,0% su scala provinciale), da luglio a settembre è del 14,2% entro i confini municipali del capoluogo (e del 18,1% se allarghiamo lo sguardo a tutta la provincia, Elba e Capraia comprese).
Ma il boom è nell’ultimo spicchio d’annata: nello scorso autunno si è superata la soglia simbolica delle mille compravendite di abitazioni nella nostra provincia in un trimestre. Non accadeva dalla fine del 2011: detto per inciso, vale però la pena di ricordare che, prima di finire nel tunnel della crisi, facendo un balzo all’indietro di dieci anni salta fuori che lo standard era di 500 atti al mese. Tradotto: il risultato boom dell’ultimo trimestre 2015 perde per strada pur sempre più del 40% degli affari, giusto per dare un’idea.
L’impennata è ancor più marcata se l’orizzonte resta all’interno del perimetro di Livorno città: 437 alloggi compravenduti da ottobre a dicembre contro i 310 dello stesso arco di tempo del 2014. Il balzo vale il 41%: l’esito dell’ultimo trimestre è praticamente speculare a quello del primo (meno 37,7%). È la metà del record di Pisa capoluogo, dove non si va molto lontano dal raddoppio (più 84,6%) ma è comunque quasi il doppio di quel che si registra nel resto della Toscana (più 21,9%).
«Credo che dipenda soprattutto da un elemento: i prezzi reali delle case sono davvero bassi e chi può cerca di cogliere al volo l’occasione»: parola dell’architetto Sirio Grassi, coordinatore regionale dell’Asppi, l’organizzazione che raggruppa la piccola proprietà immobiliare, che stima in «almeno il 20%» l’abbassamento dei prezzi. A dirla tutta, però, Grassi segnala che il calo delle quotazioni riguarda «quel che c’è sul mercato adesso e che spesso è relativo a soluzioni di basso pregio, in genere con indicatore “Ape” «addirittura G».
La svolta? «Non si può dire che per i tantissimi giovani precari – afferma – sia più facile che in passato avere il mutuo senza garanzie. Ma spesso a offrire la “firma” sono i genitori che hanno un reddito, da pensione oppure no, in grado di reggere le richieste della banca. Se la garanzia c’è, adesso lo standard dei tassi d’interesse dei mutui è talmente basso che c’è chi è invogliato ad interessarsi all’acquisto anche se magari il figlio si sposerà fra un paio d’anni».
Grassi fissa lo sguardo sul fatto che, insieme a tassi di interesse ai minimi storici («e perlopiù a tasso fisso»), c’è da capire la reazione di tanti risparmiatori che temono di essere “scottati” da quel che può accadere se si lasciano i soldi in banca o se si punta al mercato azionario un po’ troppo alla leggera.
In passato, la difficoltà con cui si arrivava alla compravendita faceva diventare problematica la trasformazione della proprietà immobiliare in liquidità a disposizione. Ora comincia a non essere più cosi, e prima di Natale le compravendite hanno volato. Resisteranno o sarà l’ennesimo fuoco di paglia?
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