«Soldi e fascicoli spariti dal tribunale civile», indagata una cancelliera
Nei confronti di Norma Margheri, ex responsabile dell’ufficio per le esecuzioni mobiliari, ora trasferita alla volontaria giurisdizione, l’accusa è di peculato
LIVORNO. Durante la perquisizione a casa della cancelliera, i finanzieri nel nucleo di polizia giudiziaria hanno trovato decine di fascicoli dentro a buste di plastica che, al contrario, avrebbero dovuto essere custoditi negli uffici del Tribunale preposti.
Ma non solo. Perché il sospetto nei confronti della funzionaria è di aver fatto sparire anche marche da bollo e soprattutto denaro pubblico. Quanto e come stanno, cercando di quantificarlo gli investigatori che da mesi provano a fare luce su una delle inchieste più delicate degli ultimi anni. Sia perché la protagonista è una stimatissima professionista che da oltre vent’anni lavora per il ministero, sia perché l’eventuale conferma delle ipotesi di reato aprirebbe uno scenario inquietante su tutto il sistema e l’organizzazione della giustizia civile, in città e non solo: dal controllo dei documenti, alla trattazione delle cause, fino all’accesso agli atti.
Ad oggi, nel registro degli indagati con l’accusa di peculato, è stato iscritto solo il nome di Norma Margheri, fino alla fine dello scorso anno responsabile dell’ufficio per le esecuzioni mobiliari (sequestri e dissequestri di auto e natanti ad esempio), poi trasferita alla cancelleria che si occupa della volontaria giurisdizione; un nome difficile per dire che in questo ufficio vengono trattati per lo più atti notori, rinunce all'eredità e asseverazione perizie. «Uffici - spiegano gli addetti ai lavori - dove in ogni caso del denaro scorre».
A dare il via all’inchiesta, una segnalazione alla Procura della Repubblica partita dagli stessi vertici del tribunale civile che ieri abbiamo cercato di contattare invano, dopo alcune verifiche interne. Da queste sono state scoperte - siamo a metà dello scorso anno - delle incongruenze tra ciò che doveva essere stato versato nelle casse e ciò che in realtà era presente. A quel punto sono venute fuori anche altre prime magagne, soprattutto perché diversi fascicoli che dovevano essere nelle cancellerie non sarebbero stati trovati.
È da questo dato oggettivo che è stata aperta l’inchiesta penale. «Siamo ancora in una fase delicatissima - sono le uniche parole che trapelano dagli inquirenti - molte cose, infatti devono essere accertate e non è detto che il proseguo dell’inchiesta confermi l’ipotesi odierna».
Ecco perché due settimane fa su disposizione dello stesso pubblico ministero, la finanza ha eseguito perquisizioni e sequestri, sia a casa dell’indagata, sia nel suo nuovo ufficio, al terzo piano di via del Larderel. Tutto sotto gli occhi di avvocati civilisti e colleghi che per giorni hanno chiesto conto del blitz al quale hanno assistito. Nell’indagine, in ogni caso, ci sono ancora molti punti da chiarire, come spiegano gli stessi investigatori. Soprattutto come, se è vero che sono spariti dei soldi, si parla di migliaia di euro, la cancelleria abbia potuto intascare quel denaro.
Possibile che per dissequestrare, ad esempio, barche, auto e moto, le venissero consegnati soldi in contanti da avvocati e privati cittadini? Oppure che abbia potuto incassare assegni che venivano versati per effettuare degli atti? Gli inquirenti, ad oggi non sanno nemmeno spiegare il movente che avrebbe spinto la cancelliera, ad appropriarsi di decine di fascicoli. Una cosa certa però c’è: se è vero che ha fatto sparire quei documenti dal tribunale ha fatto un danno a diversi cittadini oltre che allo Stato.
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