Il Tirreno

Livorno

La voragine sulla superstrada: «Ping pong fra enti e la maxi-buca resta lì»

di Mauro Zucchelli
La voragine sulla superstrada: «Ping pong fra enti e la maxi-buca resta lì»

Talini (Cna): più costi per i Tir, più rischi per le auto. Baggiani (Confindustria): progetto esecutivo del ripristino pronto dal 2013

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LIVORNO. Dal marzo di otto anni fa la maxi-buca con la superstrada intorno è lì: appena inizia la sopraelevata che s’infila direttamente in Darsena Toscana. Come un castigo biblico, come la maledizione di Montezuma: nessuno che faccia nulla. Eppure è palpabile la rabbia, l’amarezza e il mugugno dei camionisti. Ascoltando le reazioni di “pancia” del mondo dell’autotrasporto salta fuori perfino chi pensa che «alla fin fine sarebbe stato meglio se il crollo avesse coinvolto tutta la larghezza della carreggiata, anziché metà com’è adesso: così vedrai che, con il traffico bloccato, qualche soluzione sarebbero stati costretti a tirarla fuori...».

Colpa del fatto che, in due crolli successivi a distanza di 13 mesi (l’uno a fine marzo 2008 e l’altro a metà aprile dell’anno successivo), si è schiantato il piccolo “tunnel” sotto la massicciata stradale creato in scatolare prefabbricato per dar sfogo a un corso d’acqua che è poco più di un rigagnolo largo 5-6 metri. Bisognerebbe non dimerticare che il primo cedimento è avvenuto già meno di quattro anni e mezzo dopo l’inaugurazione del nuovo tratto da parte dei massimi vertici nazionali di Anas. «La situazione della viabilità nella zona portuale è scandalosa e pericolosa: certo non giova a dare credibilità ad un'economia che vuole risollevarsi dalla crisi». Parola di Dario Talini, coordinatore della Fita, l’organizzazione Cna che in provincia di Livorno associa la maggioranza degli autotrasportatori e delle aziende di trasporto persone legate al crocierismo, che rivendica all’associazione degli artigiani di aver «da tempo» dato battaglia su questo problema.

Nel mirino del rappresentante delle imprese artigiane del settore è il fatto che l’estate bussa alle porte e ancora una volta la affronteremo con il restringimento della carreggiata e l'utilizzo della vecchia strada: «Siamo tornati indietro – afferma – a quando il tratto di penetrazione in porto era ancora un sogno e gli autotreni si mischiavano alle auto private in lunghe, snervanti code per Tirrenia: i primi accumulando ritardi e costi ad oggi ancor meno sopportabili, i secondi sbuffando per le ore sottratte alle vacanze, addebitando ovviamente il tutto ai “maledetti tir”».

Marco Baggiani, coordinatore dell'area autotrasporto della Confindustria livornese, punta il dito contro «un rimpallo di competenze che si trascina da 8 anni»: pesa «sulle spalle degli operatori della logistica». L’esponente confindustriale dice che aziende e camionisti «subiscono ancora oggi la soluzione “tampone” adottata in somma urgenza all'indomani dell’evento». Ovvio però che «non garantisca né la sicurezza né l’efficienza di uno degli assi più importanti del porto di Livorno».

Talini chiede che la riparazione di questo guaio diventi una battaglia fatta propria da «istituzioni regionali, provinciali, comunali e portuali»: non può essere «un problema solo degli autotrasportatori e nemmeno solo di Livorno». Anche perché – aggiunge – «con quale credibilità il territorio cerca investitori esterni, se non è nemmeno in grado di gestire uno degli asset fondamentali per l'economia come la viabilità?».

Baggiani torna alla carica ricordando che «la progettazione esecutiva dell'opera di ripristino è pronta dal 2013»: nonostante questo, ancora oggi i vari enti fanno lo scaricabarile. Poi rincara: «Adesso sono alla ribalta nazionale e internazionale i grandi investimenti che interesseranno il porto di Livorno nel prossimo futuro (dalla Piattaforma Europa al progetto Raccordo, dalla zonizzazione portuale alla connessione porto-Interporto): appare quindi ancora più incomprensibile come si possa pensare al futuro, continuando a trascurare questa problematica irrisolta del passato».

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