Italia
Lo Spi Cgil incontra gli iscritti
«Livorno è l’unica provincia rimasta senza le case della salute»
LIVORNO. Una trentina di appuntamenti su tutto il territorio provinciale per incontrare gli iscritti e coinvolgerli nell'elaborazione della “Carta dei diritti universali del lavoro”, il progetto di legge di iniziativa popolare che la Cgil nazionale sta portando avanti in queste settimane per sostituire la vecchia legge sul lavoro con uno strumento al passo coi tempi, in grado di offrire risposte trasversali a tutte le categorie di lavoratori. «Siamo pensionati ma un nuovo statuto dei lavoratori ci interessa: direttamente, in relazione agli aspetti previdenziali, all'età pensionabile e alla reversibilità delle pensioni, ma anche indirettamente, dal momento che a pagare le conseguenze della crisi e della precarietà sono proprio i nostri figli e nipoti», spiega il segretario generale dello Spi Cgil Livorno Enrico Pedini. Figli e nipoti per i quali molto spesso i pensionati rappresentano l'unica forma di welfare: «Si parla tanto di pari opportunità, ma non si garantiscono quei servizi essenziali che permetterebbero alle donne di lavorare. Come farebbero se non ci fossero i nonni ad andare a prendere i nipoti a scuola? Servono risposte».
I pensionati tesserati Cgil sono 22.700 sul territorio provinciale, di cui ben 8.700 solo nella nostra città: «Sono numeri certificati Inps, ci teniamo a dirlo, dal momento che la rappresentanza è uno dei problemi che tenteremo di affrontare con questa carta dei diritti. Siamo pronti a far sentire la nostra voce». In programma anche una visita al consiglio regionale in aprile: «Abbiamo raccolto 100mila firme per le case della salute, sono 3 anni che la Regione tergiversa e la nostra provincia è rimasta l'unica a non averne sul territorio. Ma non si possono più sbattere al pronto soccorso gli anziani con patologie conclamate».
«Noi delle leghe Spi vediamo concretamente il disagio - dice Roberto Terreni, segretario della Spi Cgil Lega 1 Quartieri Nord- a Livorno la situazione è grave e si è aggiunta l'arroganza di una politica che non ci vuole ricevere».
Maria Giorgia Corolini
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