Il Tirreno

Livorno

L’addio a Francesco e la rabbia degli amici «L’uranio l’ha ucciso»

di Alfredo Faetti
L’addio a Francesco e la rabbia degli amici «L’uranio l’ha ucciso»

La folla commossa ai funerali del 46enne militare livornese Il saluto del padre: «Ha affrontato la malattia con coraggio»

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LIVORNO. All’arrivo del feretro la tromba inizia a puntare il cielo. Il suono rude sovrasta ogni altro rumore della piazzetta di fronte alla chiesa di Santissima Trinità, almeno fin a quando l’alto graduato dei carabinieri dà il via al picchetto per il saluto militare. Il feretro di Francesco Rosito entra in chiesa coperta con il tricolore, sulle spalle salde di uomini in divisa mimetica. È l’ultimo saluto che parenti, amici e l'Aeronautica ha riservato al 46enne militare morto mercoledì pomeriggio all’ospedale San Raffaele di Milano dopo due anni di lotta contro la leucemia, provocata - i medici ne sono certi - dall'esposizione alle radiazioni di uranio impoverito durante le sue missioni all’estero, dal Libano al Kosovo. Anche gli amici non hanno dubbi: «prima di andare in missione non aveva mai avuto di questi problemi - dice uno di loro - I sintomi sono arrivati soltanto due anni fa».

E se queste due parole, uranio impoverito», corrono nelle voci di quasi tutti i presenti (ma non verranno mai pronunciate dal pulpito), ce ne sono ben altre a lasciare il ricordo di Francesco. «Sorriso», «coraggio» e «fedeltà»: sono queste le espressioni che si rincorrono maggiormente tra la folla, mentre le lacrime di dolore bagnano le labbra serrate dalla rabbia per una morte che attende giustizia. Tant’è che è presa in esame dalla commissione d’inchiesta parlamentare.

Nelle navate della chiesa ci sono uniformi di tutti i tipi, mimetiche o graduate, mescolate a gente comune. Sono le lacrime a fare la differenza.

Quando il prete dall’altare finisce l’omelia, prende la parola il padre di Francesco, Pietro, che stringe in mano una lettera. «Voglio ringraziare tutti quelli che hanno seguito Francesco durante la malattia, che ha affrontato con coraggio - dice - Tutta gente che ha saputo apprezzare la persona».

A intervalli regolari beve un sorso d’acqua, per spezzare l’emozione. «Sei stato prima un uomo, poi un militare» conclude, prima di fare un accenno alla moglie di Francesco. «Sei sempre rimasta accanto a lui, perché sei forti com’era lui».

All’uscita del feretro, poi, la stessa tromba di nuovo punta il cielo e saluta quel maresciallo che non ha mai smesso di lottare né di sorridere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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