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Caccia nelle riserve tre denunciati
Le indagini dopo il ritrovamento di decine di cinghiali uccisi Trovato esplosivo e silenziatori in casa dei bracconieri
LIVORNO. Era il 2014 quando le guardie forestali iniziarono a ritrovare viscere e teste mozzate di cinghiale. Ce ne furono decine di casi. Scene inquietanti, aggravate dal fatto di essere accadute all’interno di riserve naturali, come Monterufoli-Caselli, Berignone e l’oasi di Bolgheri.
Le indagini ieri sono arrivate all’epilogo con tre persone denunciate per bracconaggio: un’accusa rafforzata dopo le perquisizioni nelle varie case, da cui sono saltate fuori armi ritoccate, silenziatori, munizioni detenute in maniera illegale, sofisticati visori notturni e degli esplosivi che neanche l’esercito. La cosiddetta prova del nove, infine, è arrivata quando le polizie provinciali di Pisa e Livorno, che hanno portato avanti l’indagine, hanno rinvenuto in un congelatore diverse carcasse di animali protetti, sviscerate e decapitate: il segno evidente di una mano esperta.
I tre denunciati sono un sessantatreenne residente alla Sassa, in provincia di Pisa, un sessantunenne di Bibbona e un trentaseienne della California. Le indagini, iniziate nelle ultime settimane del 2014, avevano preso il via dopo il ritrovamento, a più riprese, di carcasse di cinghiale, seguito da numerose segnalazioni. È stato a questo punto che la Procura di Pisa ha dato il via per pattugliare la zona. I controlli, andati avanti per tutto il 2015 attraverso diversi punti di osservazione, hanno consentito poco a poco di risalire ai tre uomini.
È stato a quel punto che la Procura ha dato il via alle perquisizioni, da cui sono saltate fuori armi alterate, silenziatori e circa 2.500 munizioni detenute illegalmente, nonché sofisticati visori notturni e sistemi di illuminazione. Inoltre, durante la perquisizione effettuata a Bibbona, sono stati trovati anche 54 dispositivi esplodenti, sempre detenuti senza autorizzazione: ne è stato disposto il sequestro da parte della Procura di Livorno. Infine, quelle carcasse di fauna protetta nel congelatore: è stato proprio il loro stato, senza testa e con le zampe legate, che ha fatto pensare ad un’attività portata avanti da tempo e da persone esperte, capaci di trattare in loco le bestie abbattute per trasportarle meglio.
I fascicoli aperti a carico dei tre denunciati, che rischiano una condanna penale fino a tre anni di reclusione, sono due: uno presso la Procura di Pisa per detenzione e porto di armi alterate, esercizio di caccia in aree protette e con mezzi vietati; l’altro presso la Procura di Livorno per detenzione di materiale esplodente.
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