Il Tirreno

Livorno

In trenta occupano il Comune

di Alfredo Faetti
In trenta occupano il Comune

Terzo blitz da venerdì. Sei famiglie entrano nel vecchio municipio: «Se ci buttano fuori torneremo»

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LIVORNO. Una donna passa il portone e s affaccia nell’atrio, trovandolo pieno di gente. «Sto cercando l’ufficio informazioni» dice gentilmente ad un ragazzo sulla trentina vestito con una tuta su cui è appesa un cartellino dell’Asia Unb, che altrettanto gentilmente gli indica la via dell’Urp. È una mattinata convulsa al pian terreno del vecchio Comune di Livorno, diviso tra la solita offerta dei servizi in quelle stanze e una trentina di manifestanti per il diritto alla casa, che hanno occupato quello spazio. «Io dormo qui» avverta uno di loro, raccontando di essere rimasto senza un tetto insieme alla sua compagna e al figlio piccolo, che intanto dorme in una delle carrozzine presenti nell’atrio. Ce ne sono nove in tutto di minori: alcuni sono a scuola, altri accompagnano i loro genitori, italiani e stranieri, in questa protesta. «Non abbiamo dove dormire e nessuno si occupa di noi: se stasera devono chiudere il Comune e per questo ci buttano fuori, domani torneremo - dice uno degli occupanti - almeno fino a quando non ci daranno una soluzione».

A guidare la protesta è il ragazzo con la tuta e il cartellino dell’Asia Unb su cui è scritto il noma «Angelo». Abbiamo chiesto un incontro con l’assessore Ina Dhimgjini, che ci ha ricevuto e liquidato in cinque minuti, dicendoci che il Comune non può fare nulla per noi - racconta Angelo - Ma noi non demordiamo: resteremo qua finché non avremo un confronto serio con l’amministrazione».

L’obiettivo degli occupanti è avere un faccia a faccia con il sindaco Filippo Nogarin, mentre nell’atrio le persone continuano ad entrare per rivolgersi all’Urp, restando spiazzati di fronte alla folla nella sala. «Ma che succede?» chiede un uomo. «Abbiamo occupato il Comune» risponde un ragazzo. «Anche qui?» chiede bonariamente l’uomo.

Da sabato infatti questo è il terzo blitz, anche se ci sono movimenti diversi alla guida di questa famiglie. Ad aprire le danze sono state le sei famiglie che venerdì hanno occupato i primi piani della Torre della Cigna, capeggiate anche in questo caso dall’Asia. Trenta ore dopo, poi, è stato il momento della Coop di Colline, in via Anna Frank. Qui sono entrate circa dieci persone con tanto di striscione con lettere cubitali «Occupazione comitato ex Asl diritto alla casa». In totale, quindi, abbiamo una settantina di nuovi occupanti in tre edifici diversi.

«Sono tutti gli sfrattati delle ultime settimane - riprende Angelo - rimasti senza una casa, data anche la nuova disposizione della Prefettura che non prevede rinvii se non c’è il consenso del proprietario».

E forse questo è il punto, dato che la decisione del prefetto viene fuori su tutte le note diffuse in questi giorni dai manifestanti.

«È una decisione scellerata» dicono dall’atrio del Comune, dove i bambini corrono e gli adulti rivolgono lo sguardo lungo la scalinata, nella speranza che qualcuno scenda ad accoglierli per un confronto. Ma per ore non si vede nessuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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