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Tiger dopo i sequestri: «La merce è di qualità»
Javier Gomez, numero uno in Italia del marchio, parla del blitz della Finanza «Ci contestano la mancata traduzione delle etichette, ma la legge lo permette»
LIVORNO. «Prodotti non sicuri». È questa la definizione che ha accompagnato il sequestro da parte della Guardia di Finanza di dodicimila articoli nel punto Tiger di Livorno in via Cairoli.
«Dodicimila suona come un maxisequestro, ma in realtà sono state sequestrate poche tipologie di articoli, di cui abbiamo un grande stock». Vuole mettere i puntini sulle i Javier Gomez Palacios, amministratore delegato di Tiger Italia: in pratica, il vertice massimo nel nostro Paese del marchio danese, da Torino a Livorno. «Ad esempio, sono finite sotto sequestro delle cannucce, ma noi ne avevamo circa duemila. E così via anche con gli altri prodotti».
Questo sequestro ha fatto molto scalpore in città.
«Segno che comunque sia un negozio conosciuto nella zona».
Ma cosa hanno sequestrato di preciso le Fiamme Gialle nel vostro negozio?
«Varie tipologie di cannucce, della carta e delle coccarde, cartoline, penne con la batteria, piante finte, delle candele con disegnati sopra dei fiori e degli snapper, ossia degli animaletti giocattolo».
Stando alle contestazioni della Guardia di Finanza sarebbero prodotti non sicuri sulla base del Codice del Consumo.
«Ma quale “non sicuri”? La nostra merce è di qualità (alza il tono della voce ndr). Non c’è nessun problema legato alla qualità dei nostri prodotti: sono tutti certificati».
E allora, cosa vi viene contestato?
«La mancata traduzione sulle etichette di alcuni articoli: niente di più. Questo c’è scritto sul verbale della Finanza».
Il riferimento di Gomez è appunto alla legge 206 del 2005, appunto il Codice del Consumo, che impone al venditore di mettere in forma chiara e diretta tutte le informazioni necessarie al consumatore per sapere cosa acquista e da dove proviene il prodotto.
«In pratica - riprende l’amministratore delegato - ciò che ci viene contestato sono le mancate indicazioni in lingua italiana sugli articoli sequestrati. Soltanto questo: la mancata traduzione sulle etichette dei prodotti».
Perché non avete provveduto a mettere le indicazioni in italiano?
«Perché è abbastanza chiaro che si tratta di una cannuccia sia che lo scrivi in italiano che in inglese. Quando è palese la tipologia del prodotto, non serve certo che venga tradotto in tutte le lingue, anche perché le etichette vengono fatte dal nostro socio danese e tradurre ogni minima etichetta di tutti gli articoli non è cosa semplice»
Eppure la legge impone questa traduzione.
«Non necessariamente, almeno secondo il punto di vista dei nostri avvocati: quando la tipologia del prodotto è palese può andar bene anche l’etichetta in inglese. E per cannucce, piante finte, coccarde, gessetti e così via credo che possa andar bene anche l’etichetta in inglese. Ci sono già capitate vicende simili e la magistratura ci ha sempre dato ragione».
Ci faccia un esempio.
«A Verona, ad esempio. In quell’occasione, la Guardia di Finanza ci contestò la stessa infrazione per il lip gloss, ossia il lucidalabbra: noi avevamo lasciato solo la dicitura in inglese, come avviene ormai in tutta Europa, e dopo aver impugnato il verbale delle Fiamme Gialle il nostro ricorso è stato accolto. Il giudice decise che anche con l’etichetta in inglese era chiaro di che prodotto si trattasse».
Impugnerete anche il verbale della Finanza di Livorno?
«Certo. Il verbale ammonta a soli 1.032 euro, quando la normativa in materia prevede sanzioni fino a 25.000 euro nei casi più gravi: segno evidente che si tratti solo di una piccola cosa. Vogliamo inoltre salvaguardare il nostro punto vendita a Livorno, dove lavorano tredici persone, tutte del territorio, offrendo prodotti casalinghi di qualità».
Qualità, insomma. Niente di “non sicuro”.
«È tutto certificato: tutta la nostra merce è di qualità. E lo dimostreremo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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