C’è l’ipotesi spada come arma del delitto Decisiva l’autopsia
Troppo profonda la ferita sul corpo della vittima perché il sicario abbia usato un semplice coltello per colpire
LIVORNO. C’è un altro particolare inquietante che sta togliendo il sonno agli investigatori che da tre giorni cercano di risalire all’autore del delitto di via Roma. E riguarda l’arma che il sicario ha usato per uccidere Vitali Kimpis, l’autotrasportatore quarantenne di origini lituane trovato agonizzante sulla soglia di casa intorno alle 22,30 di sabato.
«Da un esame esterno sul cadavere - spiegano fonti investigative - è emerso che la ferita sul corpo della vittima sia molto profonda». Ecco perché tra le ipotesi sulle quali gli inquirenti stanno lavorando, c’è anche quella che per colpire al cuore il quarantenne, padre di due figli, l’assassino abbia usato non un comune coltello, ma un’arma bianca diversa; addirittura qualcosa che potrebbe assomigliare, e molto, a una spada oppure una katana un coltello da macellaio. In ogni caso uno strumento che abbia una lama molto lunga, di almeno una quarantina di centimetri.
«Si tratta di un’ipotesi - va avanti chi sta cercando di far luce su uno dei rompicapo investigativi più difficili degli ultimi anni - che solo l’autopsia potrà provare a chiarire».
I nuovi particolari sull’arma del delitto, al di là delle ipotesi, avvalorano la tesi emersa subito dopo il ritrovamento del cadavere: ad uccidere è stato un professionista, capace di scegliere come luogo del delitto una strada priva o quasi di telecamere, di attendere con pazienza il rientro a casa del proprio obiettivo criminale e infine, con freddezza e precisione, colpirlo una sola volta «dal basso verso l’alto» prima di fuggire senza essere visto da nessuno e senza che la vittima potesse chiamare aiuto.
Dagli accertamenti degli investigatori emerge anche un altro aspetto che purtroppo non aiuta a risolvere il giallo. Il quarantenne, infatti, seppur agonizzante, era ancora vivo quando una vicina lo ha trovato sulla soglia di casa. La sua morte, infatti, è stata registrata solo un’ora più tardi, poco prima delle 23,30 in pronto soccorso dopo che i tentativi dei medici di bloccare l’emorragia erano falliti.
Ecco, durante gli oltre cinquanta minuti nei quali l’autotrasportatore, arrivato in Italia per raggiungere la moglie, è rimasto in compagnia dei medici e del personale dell’Svs, non ha avuto la forza di dire neanche una parola, nessun indizio utile, insomma, per risalire a chi, pochi minuti prima, lo aveva colpito sulla soglia di casa.
Ecco perché per il momento il fascicolo aperto in procura per omicidio premeditato è ancora contro ignoti. Nessun nome, infatti, è ancora stato iscritto sul registro degli indagati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia.
All’interno ci sono però tutti i rilievi della scientifica e le testimonianze raccolte dagli agenti in queste 72 ore. A cominciare da quelle della moglie e dell’altra coppia che divideva l’appartamento al terzo piano con la vittima.
Tutti hanno ripetuto che il quarantenne non aveva nemici e tantomeno nelle ultime settimane aveva ricevuto minacce.
È evidente però che non tutto, nel passato del camionista, fosse così limpido, troppo crudele l’azione dell’assassino. «Sabato sera è andata in scena una vera e propria esecuzione», ripete chi indaga. E ora l’ipotesi dell’arma usata, forse una spada o una katana, rende ancora più inquietante il delitto.
@fedelazzotti
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