«Una esecuzione vera e propria» È caccia al sicario
Ai raggi X il cellulare di Vitali Kimpis, l’arma usata non è stata ancora trovata. Sentita per ore la moglie
LIVORNO. «Il delitto di via Roma è stata una vera e propria esecuzione, un agguato insomma».
È questa l’unica certezza che trapela dagli inquirenti che stanno cercando di risolvere il giallo dell’omicidio di Vitali Kimpis, il camionista di 40 anni di origini lituane, ucciso intorno alle 22,15 di sabato sulla soglia di casa, al numero 326, e trovato pochi minuti dopo «carponi e in un lago di sangue» da una vicina che a quell’ora stava portando fuori il cane.
A distanza di oltre 24 ore dal delitto di Carnevale, gli investigatori stanno ancora raccogliendo tutti gli elementi utili per cercare di risolvere quello che più passano le ore, più potrebbe diventare per la polizia un rompicapo senza via d’uscita. Un labirinto in cui si potrebbero intrecciare vecchie ruggini e affari nati anche lontano dall’Italia e risolti con una violenza silenziosa che ricorda i metodi della mafia russa.
Telefono ai raggi x
Tra sabato e domenica è stata sentita la moglie della vittima, uscita in lacrime dallo stabile e portata in questura per essere interrogata. Con lei, gli agenti hanno ascoltato anche l’altra coppia che divideva con loro l’appartamento al terzo piano dello stabile, anche questi cittadini lituani. Ma su queste deposizioni per il momento c’è il massimo riserbo.
Intanto gli esperti informatici stanno passando ai raggi x il cellulare della vittima, in Italia da meno di un anno e da qualche mese disoccupato. La speranza di chi indaga è quella di trovare tra chiamate, messaggi e social network un indizio utile dal quale partire per verificare se nelle settimane, o nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio, ci siano state minacce di qualsiasi tipo o avvisaglie di ciò che è poi avvenuto.
Ecco perché, al momento, per cercare di capire il movente e magari anche l’autore del delitto, o almeno il profilo di chi ha ucciso, è bene restare sulle uniche certezze a disposizione degli investigatori coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia.
Dunque al modo in cui il quarantenne è stato ucciso: una sola coltellata «sferrata dal basso verso l’alto» che ha colpito la vittima al cuore senza lasciargli scampo.
Quanti sono capaci di uccidere in questo modo? Solo un professionista, è stata la risposta di chi indaga. Un sicario, dunque, in grado di attendere nel buio il quarantenne sotto casa, seguirlo lungo il vialetto che porta al portone d’ingresso. Poi appena questo ha aperto la porta a vetri tenendo le chiavi in una mano e sotto braccio la scatola di un piccolo elettrodomestico, colpirlo al petto, forse afferrandolo alle spalle o ancora pronunciandone il nome per attirare l’attenzione. Infine farlo voltare e affondare la lama.
È da escludere, infatti, che tra la vittima e il suo carnefice ci sia stata una lite prima dell’esecuzione. «Non ho sentito niente, nessun rumore, niente di niente», hanno ripetuto, uno dopo l’altro, gli inquilini che intorno alle 22,15 erano nello stabile che guarda da un lato il cimitero della Misericordia e dall’altro piazzetta Fioravanti.
L’arma del delitto
Oltre ad ascoltare i vicini per capire abitudini e frequentazioni degli inquilini del terzo piano - la moglie vive in via Roma da quasi un anno mentre il marito l’ha raggiunta in un secondo momento - gli agenti per tutta la notte hanno cercato l’arma del delitto.
Per falro hanno setacciato, senza risultato, sia i cortili al piano terra del palazzo, che i giardinetti intorno allo stabile, ma anche i cassonetti della spazzatura poco distanti dall’ingresso del palazzo.
Ma il particolare che il coltello non sia stato ancora ritrovato alimenta e allo stesso tempo dà forza, all’ipotesi che a uccidere sia stato un professionista, conscio di non dover lasciare alcuna traccia.
Non a caso, anche il luogo scelto per colpire, non è coperto da telecamere.
Dunque, dato per assodato che non ci siano testimoni oculari, la strada non è molto frequentata, l’assassino sarebbe stato capace di colpire e fuggire senza essere visto.
E magari lasciare la città poco dopo, mentre sulla soglia del palazzo la vicina scopriva il cadavere di Vitali Kimpis agonizzante, vittima di un assassino che per ora non ha un volto.
@fedelazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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