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Livorno

Dragare è inutile se le “porte” sono aperte

Dragare è inutile se le “porte” sono aperte

Lo sbarramento sul Canale dei Navicelli impedirebbe l’insabbiamento della Darsena Toscana. Intanto parte il maxi-escavo

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LIVORNO. Tempo pochi giorni e l’Authority consegnerà le chiavi del cantiere al pool di imprese guidato da Sidra e Labromare che dragherà la Darsena Toscana e il bacino di evoluzione del porto. Inutile ripeterlo: c’è da tirar via fanghi e detriti per ottenere fondali quanto più profondi sia possibile e poter dunque contare su un pescaggio maggiore per far entrare le navi di dimensioni più grandi. Ovviamente in attesa che fra qualche anno la maxi-Darsena non ponga più queste strozzature alle navi in arrivo.

Stiamo parlando di una gara d’appalto che ha avuto come base d’asta una montagna di quattrini: 14,6 milioni di euro. Ma saranno soldi gettati al vento se non si provvederà a chiudere le porte vinciane che dovrebbero separare lo Scolmatore da quel che è rimasto del Canale dei Navicelli là dove entra appunto in Darsena Toscana.

Sono quasi quindici anni che l’Authority, per mano dell’allora segretario generale Francesco Ruffini, ha prodotto uno studio in cui si evidenzia che ià nel 2002 un dossier dell'allora segretario generale Francesco Ruffini segnalava che dallo Scolmatore ogni sei mesi entra in Darsena Toscana un “fiume” di melme e fanghiglia che deposita sui fondali ben 14mila metri cubi di detriti e diminuisce di 33 centimetri la profondità (e il pescaggio connesso).

Da allora ne è passata tanta di sabbia sotto la babele dei quattro ponti a cavallo di una striscia d’acqua di neanche 300 metri: l’equivalente di un bello spicchio di una vasca di colmata, figurarsi che se nessuno avesse già dragato a ripetizione i fondali sarebbero stati coperti in tutti questi anni da uno strato alto più di nove metri di sedimenti. Basta a rendere l’idea? Eppure anche ieri e anche nei giorni precedenti abbiamo trovato le “porte” spalancate: magari rispettando gli orari e tutto quanto previsto, fatto sta che è rimasto lettera morta l’impegno firmato dalle due città perché le “porte” restino «normalmente chiuse», salvo ovviamente in caso di necessità.

Già, perché il problema sta nel fatto che il Canale dei Navicelli e l’accesso al mare che garantisce tramite la Darsena Toscana sono indispensabili per l’industria nautica pisana, che proprio sul Canale dei Navicelli e dintorni ha raggiunto punte di eccellenza: ha bisogno di quello sbocco a mare.

Fin quando il gigantismo delle nuove portacontainer non ha posto il problema dell’inadeguatezza dei fondali, era una questione di lana caprina: la sabbia si depositava sul fondo e stop. Ora però il porto di Livorno deve sì badare alla Darsena Europa ma anche a quel che accade nel frattempo: e il forte spostamento già nel 2015 verso l’uso di navi più grandi impone attenzione se non si vuole subire pesantemente le conseguenze delle strozzature che ostacolano l’accesso ai terminal del porto.

La “patata bollente” è talmente incandescente che nel gennaio di quattro anni fa, alla firma di un accordo in pompa magna in Regione davanti al governatore Rossi, la delegazione delle autorità livornesi piantarono una grana colossale rifiutandosi di firmare un testo corretto in extremis su iniziativa pisana.

La rivalità campanilistica non c’entra: si tratta di due “industrie” trainanti nelle rispettive città e nessuno vuol cedere di un metro. Anche quell’intesa, poi rinegoziata con tanti quattrini messi sul tavolo dall’Authority labronica per evitare la “guerra”, è finita com’è finita: scaduta da tempo. E da tempo la Regione promette di modificare la leggina che finora ha affidato la gestione del Canale dei Navicelli alle istituzioni pisane: compresa la parte in territorio livornese al di qua dello Scolmatore, comprese le porte vinciane(che gestisce tramite la Navicelli spa, controllata dalle istituzioni locali pisane). Figuriamoci se sono rimaste «normalmente chiuse» salvo eccezioni: e le melme passano dallo Scolmatore in Darsena Toscana. Accadrà anche mentre la draga porterà via i fanghi: un po’ come rovesciare il cestino dell’immondizia in salotto mentre si usa il folletto per tirarlo a lucido.

Il commissario Gallanti è tornato a più riprese a ripetere di aver avuto assicurazione che la Regione è impegnata a risolvere il problema: l’ha ripetuto anche a fine ottobre in una iniziativa del Propeller.

In pratica, le competenze di Pisa si fermerebbero allo Scolmatore mentre sul territorio livornese il Canale dei Navicelli sarebbe uin mano alla Regione che ne girerebbe l’operatività all’Authority. Ma fra quanto tempo ancora? Anche perché la sabbia, ogni giorno che passa, entra e si deposita sul fondale.

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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