Salviano 2, l’imprenditore Luschi indagato per bancarotta fraudolenta
Livorno, con la procedura che ha portato al fallimento di alcune coop (comprese Uil Casa e Carducci) saltano fuori nuove indagini della Procura su case e società: inviati i primi avvisi di garanzia
LIVORNO. La Procura è tornata a puntare i riflettori sulle cooperative che hanno tirato su palazzi e villette in Coteto e, soprattutto, nel Borgo di Magrignano.
Pochi giorni fa nove famiglie che vivono tra via Romiti e via Natali hanno lanciato un drammatico sos: rischiano di perdere la casa dove risiedono da anni (nonostante non ci sia ancora l’abitabilità) e che hanno pagato con i sacrifici di una vita (c’è chi ha versato 300.000 euro) perché le coop alle quale si erano rivolte sono fallite prima di arrivare al rogito.
È proprio nell’ambito del percorso che a novembre ha portato al fallimento di Uil Casa e Carducci, che si scopre che l’imprenditore, ed ex presidente, Riccardo Luschi risulta indagato per bancarotta fraudolenta prefallimentare nell’ambito di un altro procedimento aperto dalla procura. Luschi ha ricevuto l’avviso di garanzia alcuni mesi fa: non è stato ancora interrogato in via Falcone e Borsellino, ma la Guardia di Finanza ha già fatto una serie di perquisizioni. A quanto risulta gli indagati nell’ambito dello stesso procedimento sono tre, tutti riconducibili a coop del settore edile.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12904030:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/02/05/news/ci-sentiamo-tutti-truffati-altri-sei-rischiano-la-casa-1.12904030]]
La notizia salta fuori ora negli atti allegati all’istanza con cui, tra giugno e luglio, è stato chiesto il fallimento della Gsi, società amministrata da Paolo Paoli che aveva come soci due società fiduciarie che sarebbero riconducibili a Roberto Tognotti (l’imprenditore di Edilporto deceduto tre anni fa), Riccardo Luschi e Carlo Alessandrini.
L’effetto domino è partito da lì. Nel corso delle indagini, la stessa Procura ha chiesto il fallimento di altre coop guidate da Luschi o da Alessandrini (Carducci, Uil Casa, La collina di Montenero, più il consorzio Edil Casa Toscana e la società Roma), collegate da una lunga lista di debiti e crediti a Gsi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12910846:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/02/06/news/l-assessore-vede-le-famiglie-e-prova-ad-aprire-un-tavolo-1.12910846]]
Ma soprattutto, negli atti allegati all’istanza, gli inquirenti hanno ipotizzato l’esistenza di quello che è stato definito un gruppo di fatto di cooperative e società, che non avrebbero agito con lo scopo mutualistico che ci si aspetterebbe. Ovvero, in questo caso, tirare su case per i soci a prezzo conveniente rispetto a quello di mercato. Negli atti si parla, infatti, di confusione (o assenza) di bilanci, altissimi debiti verso l’erario, finanziamenti infruttiferi tra una cooperativa e l’altra (molte delle quali legate da vincoli di parentela) e anche di intestazione di case ai familiari.
Tutti aspetti comparsi nell’ambito della procedura fallimentare e oggetto delle indagini della Procura. Mentre le prime famiglie che rischiano la casa si preparano all’udienza per la verifica dello stato passivo fissata per il 24 febbraio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
