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Salviano 2, casa a rischio per sei famiglie: ci sentisamo tutti truffati
Fallisce anche la coop Carducci di Luschi, famiglie nel dramma a Salviano 2: abbiamo versato fino a 212mila euro ma ora ci bussa il curatore fallimentare
LIVORNO. Il curatore fallimentare ha già bussato alla loro porta sabato. La porta della casa che hanno già pagato quasi per intero o per metà. Ma che formalmente risulta ancora di proprietà della cooperativa che l’ha costruita e che nel frattempo, prima che potessero fare il rogito, è fallita. È accaduto di nuovo, sempre nel cuore del Borgo di Magrignano, sempre ai soci di una coop che faceva capo all’imprenditore Riccardo Luschi: sei famiglie sono finite nel dramma e rischiano di perdere la casa in cui vivono (ma ancora senza l’abitabilità) e per la quale hanno già versato fino a 212.000 euro.
Una settimana fa erano state tre famiglie residenti nelle palazzine di via Romiti a lanciare l’allarme attraverso il Tirreno: dopo che Uil Casa è fallita rischiano infatti che la palazzina costruita con i risparmi di una vita (c’è chi ha versato circa 300.000 euro) finisca all’asta.
Questa volta nell’occhio del ciclone c’è finita la coop Carducci: in autunno i libri sono finiti in tribunale, è stato nominato un curatore fallimentare e per fine febbraio è stata fissata l’udienza per la verifica dello stato passivo.
Le storie si assomigliano tutte, lo schema sembra ripetersi. Tra il 2010 e il 2011 sei famiglie hanno prenotato casa in un condominio di altrettanti appartamenti in costruzione nel cuore di Salviano 2, in via Natali 68. Tra questi ci sono Luciano Cirinei e la moglie Daniela Nannipieri, Silvana Caponi e il marito Giancarlo Battini, Federico Fossi e Veronica Morini.
«Alcuni di noi – raccontano – si erano rivolti a un’agenzia immobiliare, altri direttamente alla coop Carducci». In ballo due tipologie di appartamenti: circa 240.000 euro per 60 metri quadri ai piani più alti, con terrazzi, garage e pannelli solari, e circa 260.000 euro al piano terra con l’aggiunta del giardino.
«Avevamo già venduto la nostra casa – racconta Cirinei (68 anni) – così abbiamo subito versato un acconto e i primi 80.000 euro. Di volta in volta il presidente della cooperativa, Luschi, ci chiedeva soldi in modo da accelerare i lavori. La consegna era prevista per novembre 2011, nel frattempo siamo andati a stare in affitto».
«All’inizio il palazzo – sottolinea il residente – veniva su in fretta, come un fungo. Vennero addirittura a montare gli infissi la settimana di ferragosto... Poi, all’improvviso, lo stop e i problemi».
Sta di fatto che allo scadere del tempo pattuito le case non sono state consegnate. «Noi siamo arrivati a versare 212.000 euro», raccontano dalla famiglia Cirinei. «Anche noi – aggiunge Battini (76 anni) –, avevamo già venduto la nostra vecchia casa e siamo arrivati a versare 212.000 euro, praticamente tutto l’appartamento tranne il garage». «Io ho dato i primi 100.000 euro – spiega invece Fossi (28 anni) – l’accordo era che non mi avrebbero più chiesto niente fino al rogito....».
In realtà tra il 2011 e il 2012 le famiglie si trovano in grande difficoltà così come molte altre in quel periodo nel Borgo di Magrignano. E alla fine decidono di entrare in casa nonostante i lavori non siano stati ancora finiti: «Come? Con luce e acqua di cantiere, senza le ringhiere ai terrazzi che abbiamo dovuto pagare di tasca nostra, senza il portone di ingresso del palazzo che abbiamo dovuto ricomprare, perché la ditta, non pagata a sua volta dalla cooperativa, un bel giorno se l’è venuto a riprendere...».
«Eravamo fuori di casa – ripetono i residenti – così abbiamo versato di tasca nostra tutto quello che serviva almeno per traslocare nelle nostre case, in gran parte già pagate. Abbiamo fatto a spese nostre gli allacci, la rampa dei garage, l’accatastamento e preso la residenza».
Ma senza l’abitabilità, visto che ancora oggi il cantiere della palazzina di sei appartamenti non risulta chiuso: «Abbiamo le bombole del gas perché i tubi devono essere portati dalla strada al palazzo, manca l’autoclave, non c’è l’ascensore. E dove sono i pannelli solari del quartiere all’avanguardia energetica...?».
Il peggio è arrivato tra l’estate e l’autunno del 2015: «Abbiamo scoperto che sul palazzo c’era un mutuo ipotecario di oltre un milione». Situazione simile a quella registrata in via Romiti. «I nostri legali hanno iniziato un confronto con la coop e con la banca – spiegano i residenti – per cercare di arrivare almeno al preliminare, ma a quel punto per fare il rogito ci hanno chiesto migliaia e migliaia di euro in più».
Poi il fallimento, la beffa, l’incubo. Perché le case, in gran parte già pagate, sono ancora di proprietà della coop, con una maxi ipoteca bancaria. E potrebbero anche finire all’asta, salvo trattative con il curatore fallimetare.
«È venuto sabato – raccontano i residenti con gli occhi lucidi – non è stata una bella sensazione, ci ha chiesto se i mobili sono nostri o della cooperativa». Si sa che sulle cooperative che hanno costruito ha Salviano 2 si sono riaccesi i riflettori della Procura. «Non vogliamo perdere la nostra casa», è l’appello delle famiglie: « Ci sentiamo truffati, presi in giro fino all’ultimo e chiediamo che sia fatta giustizia».
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