Aamps: indagato anche l'ex dg Fommei
Livorno, dopo l'ex assessore Nebbiai, avviso di garanzia per il direttore generale. Il reato ipotizzato dalla Procura è ndebita induzione a dare o a promettere utilità
LIVORNO.È ormai buio quando l’ex direttore generale di Aamps Lorenzo Fommei esce dal palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino accompagnato dal suo legale, l’avvocato grossetano Riccardo Lottini.
Soprabito scuro, zaino arancione, cartellina sottobraccio e passo svelto, il manager che ha diretto Aamps fino al gennaio 2015 prima di essere messo alla porta dall’attuale sindaco di Livorno Filippo Nogarin, si defila in fretta tra i vicoli della Venezia lasciando al proprio difensore il compito di spiegare ai cronisti la sua posizione.
«Il mio cliente - conferma l’avvocato - è stato raggiunto da un’informazione di garanzia e convocato dal pubblico ministero per essere interrogato. Com’è andata? Abbiamo risposto alle contestazioni degli inquirenti punto su punto, depositando anche dei documenti che a nostro avviso chiariscono, anche tecnicamente, la nostra estraneità alla vicenda e ad eventuali risvolti penalmente rilevanti».
Si allarga così, con un secondo nome iscritto nel registro degli indagati, il primo capitolo della maxi indagine della Procura sulle presunte irregolarità nella gestione della società dei rifiuti partecipata al 100% dal Comune; oggi con milioni di euro di debiti e al centro di una battaglia politica che va ben al di là dei confini cittadini.
Domenica era stato l’ex assessore al bilancio Valter Nebbiai (Pd)ad informare gli stessi giornalisti di essere stato raggiunto da un avviso di garanzia per una vicenda legata ad Aamps. E anche l’ex re dei conti della macchina amministrativa ieri è stato ascoltato dagli investigatori a cui, pure lui, ha risposto. «Ho deciso che da ora parlerà solo il mio avvocato - spiega dopo aver lasciato gli uffici - quello che dovevo dire, in ogni caso, l’ho già detto». L’accusa nei confronti dell’ex dg Fommei e di Nebbiai è la stessa, indebita induzione a dare o a promettere utilità (una sorta di incrocio tra il vecchio abuso d’ufficio e la concussione), un reato inserito nel 2012 con la legge Severino.
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Secondo i pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini, i due amministratori avrebbero promosso (Nebbiai) e portato a termine (Fommei) la trattativa per la riduzione di circa 250mila euro sul debito Tia da parte della ditta Fratelli Elia, società di autotrasporti e stoccaggio.
Un’operazione avvenuta nel 2013 che secondo il nucleo tributario della finanza, ha creato un dissesto nel bilancio di Aamps che già allora non godeva affatto di buona salute, tanto che, l’anno successivo, gli stessi revisori avevano dato il loro niet alla giunta per l’approvazione del bilancio, poi invece ratificato.
Ma c’è di più. Perché la transazione tra Aamps ed Elia sarebbe avvenuta mentre era ancora pendente l’appello della società davanti alla commissione tributaria che in prima istanza aveva dato ragione ad Aamps, che dunque avrebbe dovuto incassare 383.000 euro per i crediti accumulati tra il 2006 e il 2012. Questa cifra, invece, fatto l’accordo, è stata poi ridotta di due terzi, facendo entrare nelle casse della società pubblica «126.000 euro, rateizzati e senza interessi».
Ma cosa ci avrebbero guadagnato gli amministratori coinvolti in questa operazione? Ci sono state promesse o scambi di servizi in cambio dello sconto? Domande che per adesso restano senza risposta leggendo la configurazione del reato: «Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro a altra utilità è punito».
L’unica indiscrezione che trapela è che i finanzieri avrebbero in mano una mail di Nebbiai nella quale suggerisce o comunque consiglia un incontro tra i vertici di Aamps e quelli della società di trasporto per risolvere il contenzioso. È lo stesso ex assessore, in parte, a confermare questo particolare. «Il mio intervento - ha ricordato Nebbiai nella sua memoria - si limitò a consentire un contatto tra Aamps e i vertici di Elia affinché le parti verificassero, ovviamente nel rispetto delle norme vigenti, se vi fosse la possibilità di trovare un accordo, considerato che detta azienda di trasporti attraversava un periodo di gravissime difficoltà economiche, in procinto della presentazione, come poi ha fatto, di ricorso a un procedimento concorsuale e con il concreto rischio di trasferire le proprie attività da Livorno in qualche altro terminal che aveva in Italia, con rilevanti perdite occupazionali per la nostra città».
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