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bullismo tra adolescenti
LIVORNO. Il coltello è il classico modello da cucina, con il manico nero e la lama lunga e appuntita, perfetta per tagliare come burro una bistecca alta due dita. Quando le hanno chiesto perché lo...
LIVORNO. Il coltello è il classico modello da cucina, con il manico nero e la lama lunga e appuntita, perfetta per tagliare come burro una bistecca alta due dita. Quando le hanno chiesto perché lo avesse con sé, ha risposto che le serviva per difendersi, che c’era un gruppo di coetanee che ce l'aveva con lei e che già in passato l'aveva aggredita. Bullismo, insomma, che ha spinto una ragazza di nemmeno quindici anni su un terreno molto pericoloso per affrontare le proprie paure. Ai carabinieri che le hanno tolto il coltello di mano, ha detto di essere preda di alcune compagne di scuola, ma il suo racconto è stato spesso interrotto da pausa ed esitazioni, di attimi di cedimento, di ritrattazioni. «Mi hanno aggredito, non mi lasciano in pace» ha spiegato, senza specificare bene quale fosse l’oggetto del contendere. L’idea comunque è che possa trattarsi di un ragazzo, una faccenda di gelosie adolescenziali, tanto acerbe e intense da fare perdere il lume della ragione a delle quindicenni.
La scoperta di questo piccolo inferno avviene in una di quelle zona dove il disagio giovanile livornese è maggiormente concentrato: via Grande. Qua, come testimoniano le numerose chiamate alle forze dell’ordine da parte dei commercianti, i ragazzi si ritrovano già dal pomeriggio per poi arrivare a sera e in alcuni casi queste giornate vengono riempite con risse, vandalismo e «strafottenza», come dicono i negozianti. Ma la nostra quindicenne, come hanno ricostruito i militari, non è uno spirito inquieto e ribelle, quanto semmai un animo ferito accecato dalla pressione dei coetanei.
La telefonata al centralino del comando dei carabinieri arriva a metà pomeriggio e racconta una scena surreale: «C'è una ragazzina che gira con un grosso coltello da cucina davanti al McDonald’s». Se ne stava con un suo amico, con il manico ben stretto nella mano e la lama rivolta al cielo. I militari della stazione di Stagno sono arrivati sul posto pochi minuti dopo, ma sia lei che l’amico ormai se ne erano andati. È stata la descrizione dettagliata della giovane data dalle dipendenti del fast food a permettere di ritrovarla, seduta su un'altra panchina poco distante dalla piazza. Era sempre insieme al coetaneo, che ha visto bene di svignarsela non appena i carabinieri hanno iniziato a fare domande. La prima, secca e diretta, è stata quella di consegnare il coltello e la quindicenne ha obbedito senza fare alcuna obiezione.
Il militare che lo ha preso in consegna ha esitato un attimo prima di farlo sparire, guardando con attenzione quell'arma con ben ventidue centimetri di lama. «Perché hai questo coltello con te?» hanno chiesto i carabinieri alla studentessa, senza ottenere risposta. La ragazza è rimasta vaga, si è lasciata andare qualche frase breve e si è chiusa in se stessa, nella speranza di poter sfuggire alle domande.
Soltanto in caserma è riuscita a fare uscire qualcosa di più. I discorsi hanno iniziato a prendere corpo, disegnando un quadro di paure e rancore legato al mondo della ragazza. «Volevo difendermi dalle altre» ha detto.
Stando al suo racconto, alcuni giorni prima sarebbe stata aggredita da un gruppo di tre o quattro coetanee, tra prese in giro, insulti, strattoni. Ha spiegato che non era la prima volta e che nei precedenti era intervenuta anche la polizia (passaggio questo su cui sono in corso gli accertamenti da parte dell'Arma).
Forse alla base della violenza, fisica e verbale, tra le adolescenti c'è un ragazzo, una gelosia, una storia d'amore che ha fatto infuriare una delle due parti: almeno è questa l'idea che si sono fatti i militari dopo aver ascoltato le parole ora più nutrite della quindicenne, che ben presto si è rinchiusa in se stessa non appena sono arrivati in caserma i genitori, che i carabinieri avevano chiamato per avere chiarimenti. Loro hanno confermato che sì, quel coltello proveniva dalla cucina di casa e che mai avrebbero pensato che un giorno la figlia se lo sarebbe messo in tasca prima di uscire.
La ragazza tornerà a casa con i genitori, con una denuncia a piede libero per porto abusivo di armi.
«È forte il disagio tra i giovani - confidano le forze dell’ordine - e si concentra soprattutto in via Grande». Tant’è che i carabinieri stessi hanno intensificato i controlli su tutta la zona. È tra la piazza e l’omonimo palazzo che si concentrano la maggior parte delle segnalazioni. «Capita che ogni tanto un ragazzo faccia a botte con un altro, oppure che vengano rotte delle bottiglie per strada» racconta un commerciante.
Nel centro nevralgico di Livorno si celano quindi le storie degli adolescenti, spesso nascoste al primo sguardo, almeno finché non sfociano in gesti eclatanti: una volta una rissa, un’altra una bomboletta spray che imbratta un muro. Ma in mezzo a questi piccoli casi, si nascondono anche storie che rischiano di trasformarsi in tragedia, come quella di una quindicenne che stanca delle pressioni un giorno ha deciso di uscire con un coltello lungo 22 centimetri.
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