Il Tirreno

Livorno

Ceccarini e la sua eredità «Ci ha insegnato l’onestà»

Il ricordo del fratello del primario di Dermatologia scomparso cinque anni fa Stamani al santuario di Montenero il vescovo celebra una messa in suffragio

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Cinque anni fa ci lasciava Massimo Ceccarini, uno dei professionisti più apprezzati e uno dei volti più noti dell’ospedale di Livorno. Massimo era laureato in Medicina e specializzato, oltre che in Dermatologia, anche in Anatomia patologica. Laureatosi a Pisa, è stato ufficiale medico della Marina e ha lavorato al vecchio ospedale di Rosignano prima di arrivare a Livorno, dove ha fatto una veloce carriera. Insegnava inoltre alla facoltà di Scienze infermieristiche. Oggi esiste un'associazione scientifica e culturale che porta il nome di Massimo e questa mattina - nella ricorrenza della sua scomparsa - il vescovo Simone Giusti celebrerà una messa in suffragio alle ore 11,30 al Santuario di Montenero. Questo il commosso ricordo del fratello Marco, nostro valente collega.

C'è un detto latinoamericano che, più o meno, suona così: i genitori ti vedono nell'età della crescita, la moglie nel periodo della forza, i figli in quello della debolezza. Il fratello ti segue in tutte queste tre età. A me e mio fratello Massimo non è stato dato questo dono, questa opportunità.

Lui se n'è andato prematuramente, esattamente cinque anni fa, a neanche 53 anni. Eppure un dono, un esempio, me lo ha lasciato. Anzi, ce lo ha lasciato, non solo a me e alla nostra famiglia, a cominciare dall'amata figlia, ma a tutta la comunità livornese, che lo ha riconosciuto e stimato, oltre che come medico, anche e soprattutto come uomo.

Quello che mio fratello Massimo Ceccarini, primario dermatologo e docente universitario, ha lasciato in eredità è il valore dell'onestà e la consapevolezza che si possono raggiungere traguardi di una certa rilevanza pur partendo da posizioni, se non di assoluto svantaggio, certamente non di vantaggio. Babbo ferroviere e mamma casalinga, abbiamo avuto - e io per fortuna ho ancora una straordinaria mamma - dei genitori determinati a darci qualche strumento e qualche opportunità in più rispetto a quanto avevano avuto loro. Ricordo che da bambino, quando tornava a casa, mio babbo ci diceva spesso: "Studiate, ragazzi, studiate. Voglio che le vostre mani, un domani, siano pulite". E credo intendesse "pulite" perché non compromesse in questioni poco chiare o illegali, oltre a sognare per noi dei lavori di tipo intellettuale o professionale.

Mio fratello ce l'ha messa tutta per seguire l'insegnamento di nostro padre, ben sapendo che era un ottimo insegnamento. Tanto che, dopo essersi laureato in Medicina con lode, Massimo è stato un fulmine anche sul lavoro.

A soli 41 anni è stato il più giovane primario d'Italia, e non solo, credo, per quanto riguarda la dermatologia. E quel piccolo record era il suo orgoglio, giustamente. Così come, altrettanto giustamente, era il suo orgoglio sapere di essere bravo nella sua professione, bravo ed umano, riconosciuto non solo a Livorno e in Toscana ma anche altrove, titolare com'era di una cattedra dell'università di Pisa e chiamato a partecipare a convegni in mezza Europa, in Nordamerica e perfino in Africa.

Reduce da una lezione a Roma o Strasburgo od a Monaco di Baviera, o da un convegno internazionale a New York come ad Abibjan, si rimetteva al suo lavoro, con semplicità, cercando di dare una dignità scientifica a quella che molti suoi colleghi definirono la "scuola livornese di dermatologia". Un altro, al suo posto, si sarebbe montato la testa e avrebbe sparato fior di parcelle. Lui invece no. Anche all'apice della carriera non ha mai smesso di anteporre l'umanità professionale all'interesse personale curando gratis o quasi centinaia e centinaia, forse migliaia, di livornesi, in quelle austere stanze del quarto padiglione che a un certo punto, quando glielo chiesero, non esitò a prestare al regista Paolo Virzì che doveva girare il film "La prima cosa bella". Ed anche quello è stato un piccolo contributo che Massimo ha dato alla nostra Livorno.

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