Il presidio
Authority, fuori imprese e sindacati Riforma con svista: sparisce Capraia
Il nuovo identikit dell'Authority (trasformata in Autorità di Sistema) fa uscire dal comitato portuale i rappresentanti di imprese e sindacati così come quelli dei Comuni minori. E per una svista Capraia e il suo porto sono spariti dalla riforma
LIVORNO. La riforma dei porti cambia l’identikit del governo delle banchine. Da Palazzo Chigi battono sul tasto propagandistico dello snellimento dei “parlamentini” che in ciascuna Authority sono rappresentati dai comitati portuali: finora vi siedevano in 336, adesso saranno assottigliati a una settantina di persone. In realtà, la svolta è un’altra: benché vi figurino anche rappresentanti di altre realtà - l’autorità marittima, i Comuni (Livorno, Capraia e Collesalvetti), la Provincia, la Regione - fin qui il comitato portuale è stato disegnato principalmente sulla base della rappresentanza diretta di imprese portuali e lavoratori del porto (a Livorno sei delle une e altrettanti eletti in una votazione gestita dai sindacati).
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Non sarà più così: salta questa sorta di autogoverno alla comunità portuale, in cui due delle componenti-chiave del mondo delle banchine - le imprese e i lavoratori - affiancano il presidente. La riforma Delrio, passata attraverso il varo del decreto attuativo della semplificazione firmata dalla ministra Madia, mette gli esponenti di imprese e sindacati fuori dalla porta del comitato di gestione. Non cambierà solo la denominazione dell’organismo, e non solo perché vi troverà posto poco più di metà della metà degli attuali esponenti.
Via imprese e sindacati per far posto a chi? A capotavola c’è ovviamente il presidente, gli altri rappresentanti vengono indicati uno dalla Regione, uno dal sindaco di ciascuno dei Comuni ex sede di Authority, uno dall’autorità marittima (più uno della città metropolitana là dove esiste). Così come in altri passaggi, il burocratese non è una meraviglia di chiarezza: sembra comunque di capire che non entrano più i rappresentanti di ciascuno dei Comuni compresi nella geografia dell’Authority (che qui da noi si estende da più di una dozzina di anni anche a Capraia e da pochi mesi, in via sperimentale, a Collesalvetti): in pratica Bacci sparirebbe dal “parlamentino” appena dopo averci messo piede.
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È ovvio invece che il sindaco Nogarin o un suo delegato resteranno nel comitato: ma la norma è scritta in modo arruffato. Del resto, per tutta la giornata di ieri è stato tutto un rincorrersi di versioni del testo del provvedimento. La sostanza resta la stessa, ma da una versione all’altra è una babele di piccole correzioni e aggiustamenti che lasciano immaginare un tourbillon di trattative e un lunghissimo tira e molla: nel nuovo testo della riforma portuale si abroga l’articolo 15 saltando dal 14 al 15 bis come se questo avesse un senso logico.
Ma queste sono pinzillacchere. Fra le sviste materiali più singolari salta agli occhi, ad esempio, il mancato inserimento di Capraia fra i porti dell’Autorità di Sistema con sede a Livorno. E non si venga a dire che l’isola è troppo piccola: sotto l’ala di Livorno viene indicata sì Piombino ma vengono aggiunte anche Portoferraio e Rio Marina come scali minori elbani (senza contare che al Sud valgono una citazione perfino Taureana di Palmi o Tremestieri...).
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«Apprendo ora dal Tirreno che non esistiamo più nella geografia della portualità, ma non è una novità», ironizza il sindaco capraiese Gaetano Guarente: «Fa il paio con l’idea di abolire noi piccoli municipi sotto i 5mila abitanti. Preoccupato? No, a Livorno non ci sono più le circoscrizioni: potremmo comunque aggregarci a Antignano...».
Ma nel menù del consiglio dei ministri di mercoledì sera c’era anche qualcos’altro che riguarda da vicino i porti: è la nuova normativa sui dragaggi alla quale ha lavorato il sottosegretario Silvia Velo, che vede nella riforma «una grande occasione per lo sviluppo e la crescita della blue economy». Lo dice sottolinando la crescita del sistema portuale italiano è possibile «senza intaccare minimamente la tutela e la salvaguardia del mare e dell’ambiente». È per questo che rivendicando al ministero dell’ambiente di aver «fatto la sua parte con una serie di modifiche normative che aiuteranno a superare le difficoltà tecniche e operative che sono state riscontrate in questi anni nella realizzazione delle opere di dragaggio nei porti, definendo una volta per tutte un quadro regolamentare chiaro in materia».
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