Il Tirreno

Livorno

Porti, il governo fa partire la riforma

di Mauro Zucchelli
Porti, il governo fa partire la riforma

Livorno con Piombino, e ora occhi puntati sulle concessioni

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LIVORNO. Era già stata annunciata nel menù del consiglio dei ministri di venerdì scorso, poi in zona Cesarini la riforma dei porti era stata sfilata. Ieri sera è stato necessario attendere fino alle 22 perché, della seduta con inizio alle 21, Palazzo Chigi annunciasse via twitter l’ordine del giorno: con la riforma dei porti infilata nel mazzetto dei dieci provvedimenti della delega Madia per la semplificazione della pubblica amministrazione (vedi alla voce “riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali”).

È già un bel passo in avanti per una riforma che da una dozzina di anni sembra scottare le dita di chiunque si azzardi a toccarla.

Inutile dire che non si sa ancora quale testo uscirà dal consiglio dei ministri: avverrà solo a notte fonda. Secondo le informazioni che è stato possibile raccogliere, risulta comunque che la “quadra” politica sia stata trovata in modo definitivo nel tardo pomeriggio. E non era affatto scontato se pensiamo che in passato il premier aveva chiesto al ministro di presentarsi non con una sola proposta bensì con due ipotesi fra le quali scegliere. Non è un segreto che Delrio abbia finora lavorato a una mappa delle Autorità Portuali ridotte a 14 (basandosi sui porti scelti dall’Unione Europea come “core”, cioè principali) mentre l’entourage del premier è favorevole a un accorpamento ben più drastico (c’è chi dice con 7-8 Autorità portuali, chi invece addirittura a 5 in nome di una centralizzazione assai più spinta delle decisioni).

È chiaro che il via libera alle maxi-aggregazioni suonerebbe come una sconfessione del proprio ministro e ben difficilmente il premier si può permettere di perdere il suo ex braccio destro. Dall’altra, se venissero confermate le indiscrezioni relative a un nuovo assetto a 15, pur di portare a casa il risultato in nome di un pragmatico realismo, Delrio avrebbe lasciato sul terreno quel che aveva scritto sul piano della portualità a inizio luglio: dopo che era stata cancellata all’ultimo tuffo la mezza paginetta con la geografia degli accorpamenti, si era limitato a fissare il numero massimo delle Autorità Portuali. Quattrordici, appunto come gli euro-porti.

I quindici porti sono i 14 indicati dall’Europa più con una sorta di status a sé Civitavecchia, che è fuori sì dalla lista degli scali che interessano Bruxelles ma è in testa a quella dei porti che stanno a cuore alla nomenklatura politica romana. Figuriamoci che, nel testo poi rimangiato a luglio, era indicata come Autorità di sistema di Roma Capitale e perfino dell’Abruzzo (che è di là dall’ Appennino, sull’Adriatico).

Secondo quanto riferiscono fonti molto vicine a Palazzo Chigi, nella riunione non dovrebbero esserci state sorprese: dunque, niente novità rispetto al disegno che vede il porto di Livorno accorpare quello di Piombino e lo scalo di La Spezia ingloabre quello di Carrara. A niente sarebbe valso, insomma, il tentativo delle organizzazioni toscane Cgil Cisl Uil di categoria di fare quadrato per incalzare il governo (e la Regione) per ottenere che anche Carrara finisse nel polo toscano guidato da Livorno.

Non è chiaro se all’interno del provvedimento – che, come detto, nasce all’interno delle misure per la semplificazione – figuri anche una svolta sul fronte delle concessioni dei terminal portuali. È un tassello che, come anticipato dal Tirreno già nelle scorse settimane, sta a cuore al premier Renzi e, secondo quanto riferito dall’autorevole sito specializzato The MediTelegraph, è ormai ad un passo da una nuova regolamentazione omogenea in tutta Italia. E riassumibile così: le concessioni di terminal che abbiano una durata dai vent’anni in poi non resteranno nelle mani delle istituzioni portuali locali perché il governo ne avocherà a sé la gestione. Non stiamo parlando di casi sporadici: basti pensare che a Livorno la Tdt ha da non molto tempo ottenuto una proroga che ne fa una concessione trentennale.

La riforma è al decollo dal tavolo del governo ma il suo percorso deve affrontare ancora passaggi importanti: obbligatorio ma non vincolante il parere in commissione parlamentare, ma potrebbe annunciarsi incandescente il round nella Conferenza Stato-Regioni. Soprattutto dopo l’altolà da parte della Corte Costituzionale.

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