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«Vogliono farci fallire andremo tutti in Comune»
Assemblea infuocata dei lavoratori: domani chi non sarà di turno presidierà il municipio Golino (Cgil) chiama in causa sindaco e Lemmetti: «Ora temiamo i decreti ingiuntivi»
LIVORNO. La tensione arriva a toccare le stelle. «Il sindaco e l’assessore Lemmetti stanno facendo fallire l’azienda», gridano nella sala affollata al primo piano della Cgil. E alla fine della mattinata la decisione è questa: i lavoratori di Aamps non incroceranno le braccia, non saranno loro a mettere a rischio la tenuta dei servizi e dell’azienda in questa fase già delicata. Ma domani tutti quelli che non saranno di turno presidieranno il municipio: un’azione di protesta che partirà alle 6 del mattino e alla quale potrebbero partecipare anche le famiglie dei dipendenti, che potrebbero costituire un comitato.
Ieri mattina l’infuocata assemblea dei 300 di Aamps (dipendenti e precari, con Rsu, Cgil e Fiadel) si è aperta proprio mentre si stavano bloccando i primi servizi di Lonzi e RaRi.
«Da stamani – ripete a margine il segretario della Fp Cgil, Giovanni Golino, che ieri ha condotto l’assemblea – Lonzi e RaRi hanno interrotto i servizi: la raccolta del materiale differenziato (tranne quello destinato a Covieco e Revet) e, soprattutto, delle scorie dell’inceneritore. L’impianto così va verso lo spegnimento, al massimo in un paio di giorni sarà fermo. L’azienda di fatto è già ferma...». «Con Aamps che non paga – sottolinea – le ditte dell’indotto sono nell’impossibilità di sostenere il costo del servizio, e Carpano ha già detto chiaramente che pagherà il corrente, non le rate già scadute della moratoria Rosi».
Il sindacato è convinto che il Comune stia portando Aamps al fallimento. Di più: «Dopo mesi in cui sindaco e assessore Lemmetti hanno ingannato la città e i lavoratori – interviene Golino – ci hanno raccontato che la strada del concordato era la migliore. Per noi resta una scelta sbagliata, c’è un modo per salvare l’azienda senza sacrificare l’indotto. Comunque giovedì scorso, due ore prima che fosse prenotato il concordato in tribunale, il sindaco, con un atto di dubbia legittimità, ha licenziato il cda».
«Lì – punta il dito Golino – nasce il sospetto che il vero obiettivo del Comune sia il fallimento dell’azienda, che sarebbe un dramma, un inganno, per i dipendenti, i precari, le ditte dell’indotto, la città. Uno schiaffo, Livorno avrebbe solo da rimetterci».
«Ci chiediamo – chiosa – se le continue dichiarazioni dei vertici del Movimento 5 Stelle che parlano di Aamps come di un “carrozzone politico”, quando invece è un’industria che gestisce un settore delicatissimo, non siano un modo per preparare il terreno al fallimento, una strategia per demolire il rapporto tra cittadini e azienda e arrivare così a giustificarlo». «Le aziende dell’indotto – sottolinea quindi preoccupato – hanno in mano dei crediti certificati (le famose rate della moratoria Rosi) e a questo punto temiamo una pioggia di decreti ingiuntivi e istanze di fallimento, con il rischio che inizino i pignoramenti: a quanto ci risulta alcune ditte si stanno già muovendo...». «Tutto questo – ripete – fa capire che il disegno è il fallimento: chiediamo a tutti i consiglieri comunali di prendere le distanze».
La richiesta del sindacato per evitare quella strada è intanto questa: «I 3,2 milioni deliberati dal consiglio comunale vengano immediatamente riconosciuti all’azienda per pagare le ditte, e sia saldata la prima rata del contratto di servizio 2016». Sarà chiesto un nuovo incontro al prefetto.
(j.g.)
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