Il presidio
Verso il blocco della raccolta
Rari e Lonzi annunciano lo stop, tra 48 ore l’inceneritore potrebbe spegnersi
LIVORNO. Lunedì l’inceneritore del Picchianti, in cui confluisce la spazzatura prodotta dai livornesi, potrebbe essere spento. E nel giro di pochi giorni potrebbe fermarsi anche la raccolta differenziata, e con essa il porta a porta. Sarebbe l’inizio di una vera e propria emergenza rifiuti per Livorno, assai più grave di quella vissuta nei giorni dello sciopero dei lavoratori di Aamps.
Il condizionale è d’obbligo, perché per tutta la giornata di ieri il sindaco Nogarin ha garantito (a voce) il pagamento di una parte dei debiti scaduti il 31 dicembre a Rari e Lonzi, le due aziende che effettuano rispettivamente il servizio di raccolta degli scarti dell’inceneritore (Rari) e quello della selezione della differenziata (Lonzi), e che dunque sono indispensabili per portare a compimento il ciclo dei rifiuti.
Il sindaco aveva chiesto alle due ditte di attendere ancora una settimana, fino al 22 gennaio, giorno in cui si riunirà l’assemblea dei soci di Aamps e sarà nominato il nuovo amministratore. «A quel punto - ha garantito - sarete pagate del debito scaduto a dicembre».
Rari e Lonzi, con grande sforzo, hanno acconsentito ma hanno chiesto garanzie scritte. Che però fino a ieri notte non erano arrivate.
Se la mail firmata da Nogarin non sarà arrivata neanche stamani, gli operai di Rari si recheranno in via dell’Artigianato per portar via gli scarrabili e gli altri mezzi usati per il trasporto di ceneri e scorie, interrompendo la raccolta e il trasferimento del materiale di scarto alla ditta Geco di Brescia, specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali, anch’essa tra i grandi creditori di Aamps.
A quel punto l’inceneritore avrà 48 ore di autonomia. In pratica sarà in grado di lavorare ancora oggi e domani. Poi l’impianto dovrà essere spento.
Lunedì i camion di Aamps non sapranno più dove portare i rifiuti raccolti dai cassonetti. Una soluzione potrebbe essere quella di chiedere ospitalità a Pisa o ad altri impianti o discariche sparse in Toscana. Che però difficilmente accetterebbero di effettuare un servizio per un’azienda sulla soglia del concordato, con la pessima fama di non pagare i fornitori.
Una situazione simile, tra l’altro, è destinata a ripetersi anche per una parte della raccolta differenziata, quella di carta, cartone, metallo e legno, la cui piattaforma di recupero e smistamento è gestita da Lonzi.
Se stamani i vertici di Rari e Lonzi non troveranno nella posta elettronica la mail con le garanze del Comune, Livorno si ritroverà dunque davanti a un’emergenza rifiuti mai vista prima, nella cui gestione diventerebbe centrale il prefetto Tiziana Costantino.
Se il quadro è drammatico, non si può dire che esso sia un fulmine a ciel sereno: il 7 gennaio infatti l’amministratore pro tempore Francesco Carpano aveva annunciato, parlando col Tirreno, il serio rischio che si bloccasse il servizio, considerata la sua decisione di non effettuare i pagamenti pregressi. La previsione di Carpano stamani potrebbe avverarsi.
Di fatto con questa situazione, viene al pettine il nodo che da anni tormenta la vita di Aamps e che negli ultimi mesi si è fatto sempre più critico: il pagamento dei creditori, che nel 2012 l’allora amministratore unico Angelo Rosi aveva spalmato fino al 2017 attraverso la famosa moratoria che porta il suo nome.
Fino all’anno scorso quei crediti sono stati pagati, seppur con grande fatica (tanto che l’ex dg Fommei, già nell’autunno 2014, aveva chiesto al Comune un’iniezione di capitali extra, che però non è mai stata effettuata).
La crisi è però esplosa con la decisione del Comune di interrompere il pagamento della moratoria, collegata alla richiesta di concordato (che però ancora non è stato prenotato in tribunale). Il 31 dicembre è scaduta una rata da 3.8 milioni: il consiglio comunale aveva votato uno stanziamento di 3.2 milioni, che avrebbe permesso il pagamento di buona parte di quel debito, ma l’amministrazione comunale ha deciso di non erogare i soldi all’azienda. Che di conseguenza non è stata in grado di saldare il suo debito con i fornitori.
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