Il Tirreno

Livorno

L’INESPERIENZA E LA ROTTA DA CAMBIARE

di EMANUELE ROSSI

di EMANUELE ROSSI Non era purtroppo difficile immaginare che prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine. Ha ragione il direttore Monestier: "fatta la tara dell'inesperienza è giunto il tempo per...

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di EMANUELE ROSSI

Non era purtroppo difficile immaginare che prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine. Ha ragione il direttore Monestier: "fatta la tara dell'inesperienza è giunto il tempo per il M5s di un sano approccio col realismo".

La politica si dimostra una cosa seria, difficile da affrontare in assenza di condizioni che la rendano governabile. Vogliamo elencarle?

In primo luogo, come dice il direttore, un po' di esperienza: la classe politica che governa Livorno non ce l'aveva quando ha cominciato a governare, e questo non è certo una sua colpa. Ma nondimeno è un handicap: Nogarin e i suoi hanno avuto un anno e mezzo per farsela, ma la strada sembra ancora piuttosto lunga.

In secondo luogo, per governare occorre una classe di amministratori capaci nel loro settore, politicamente in grado di capire gli umori della città, coesi in una visione condivisa dello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità. Anche questo sembra mancare, al di là dell'impegno e anche delle capacità dei singoli: personalmente mi pare carente una visione chiara ed unitaria da parte della squadra di governo, un remare tutti insieme verso una direzione definita.

In terzo luogo occorre un supporto politico che funzioni da stimolo e da proposta, ma anche da valutazione e controllo rispetto al mandato ricevuto. Tradizionalmente questo ruolo viene svolto (o dovrebbe essere svolto) dai partiti di riferimento della maggioranza: l'esperienza dei 5 Stelle ripudia questo modello, e va bene, ma con che cosa esso viene sostituito? Sinceramente non so come funzioni il MeetUp e la democrazia diretta all'interno del movimento: però mi pare che le difficoltà vissute all'interno del gruppo consiliare, ed anche tra questo e la "base", dimostrino che la funzione sopra indicata non sia al momento svolta adeguatamente da nessuno (o forse da tanti in modo sparso, il che è la stessa cosa).

Poi probabilmente c'è molto altro: le difficoltà evidenti di una città che fa fatica su molti fronti e una società economica e civile che dimostra poca o punta capacità e voglia di innovare ed invertire la rotta; una classe amministrativa formata in anni in cui il merito non era il primo requisito richiesto; delle opposizioni che o non ci sono quasi più (la destra) oppure che sono ancora troppo scottate dalla batosta elettorale subita per capire come fare opposizione (il Pd), e molto altro ancora.

Ma nonostante tutto questo, il sindaco e la maggioranza devono provare a invertire la rotta. Personalmente rifuggo da quello spirito molto livornese cui piace crogiolarsi nella critica senza quartiere e pensare che tanto andrà sempre peggio: credo invece che, siccome un sindaco c'è, ad esso debba essere chiesto di ammettere con chiarezza ed onestà i limiti suoi e della sua maggioranza, e di dire alla città se e come pensa di superarli (non con proclami, bensì con idee di cui è veramente convinto). Per sperare poi, tutti insieme, che realizzi gli obiettivi che vorrà indicare ed evitare che si debba vivacchiare da qui fino alle prossime elezioni.

Lui è il primo cittadino, ma la città è di tutti.

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