Il Tirreno

Livorno

Delitto Ashley, sbattuta contro il muro e poi strozzata. L'omicida: "Sì, l’ho uccisa ma non volevo"

di Massimo Mugnaini
Delitto Ashley, sbattuta contro il muro e poi strozzata. L'omicida: "Sì, l’ho uccisa ma non volevo"

Arrestato il killer della ragazza americana strangolata. Lei uno scricciolo, il suo carnefice un uomo di 1 metro e 90. Si è tradito usando il cellulare della donna dove ha inserito la sua sim

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FIRENZE. Un rebus risolto in quattro giorni. Questa l’indagine della squadra mobile fiorentina che l’altra notte ha portato al fermo di Cheik Tidiane Diaw, un ragazzone senegalese di 27 anni, alto un metro e novanta, con la passione per le discoteche, la dolce vita e la cocaina. È lui, secondo i poliziotti guidati da Giacinto Profazio, l’assassino della statunitense Ashley Ann Olsen, 35 anni, uno scricciolo di un metro e cinquanta con la passione per l’arte e per il suo beagle Scout.

Gli inquirenti accusano Diaw, immigrato irregolare, di “omicidio volontario aggravato dall’aver agito con crudeltà e su una persona in condizioni di minorità fisica e psicologica”. Lui si difende: «Non volevo ucciderla, non le avrei mai fatto del male». Eppure, poco dopo le 7 dello scorso 9 gennaio, il pr di Dakar che passava di locale in locale a Firenze – dal Dolce Zucchero al Montecarla – si sarebbe reso autore di un delitto efferato, terribile.

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SBATTUTA CON LA TESTA CONTRO IL MURO

Dopo aver fatto sesso consenziente con una ragazza molto dolce e altrettanto ingenua, fiaccata dall’alcol e forse dalla cocaina, l’ha aggredita e l’ha sbattuta due volte con la testa contro il muro. Secondo le accuse, l’ha finita strozzandola con una catenina o un cavetto. Poi il pr di Dakar che distribuisce volantini e cerca di agganciare le stesse ragazze a cui ha regalato le riduzioni per le bevute, è fuggito. Altro che gioco erotico finito male. Non ci vuole molto d’altronde a perdersi nelle notti d’Oltrarno, dove alcol e cocaina scorrono a fiumi. La movida è ininterrotta, sciama di piazza in piazza, gonfia le tasche dei titolari dei locali e svuota le menti di chi non riesce a reggerne l’urto. Ashley creDeva di farcela, Cheik pure. Due stranieri che s’incontrano, si piacciono, finiscono a letto insieme. Una storia come tante, nella Disneyland del Rinascimento. Dal finale però imprevedibile: una finisce all’obitorio, l’altro in carcere. La storia giudiziaria della vicenda è ancora tutta da scrivere. Quella delle indagini, invece, si è conclusa. Come meglio non poteva.

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IL CARNEFICE SI È TRADITO COSI'

E pensare che sul dirigente della squadra mobile Profazio stavano già addensandosi le nubi del caso Meredith. Media e opinione pubblica americane erano pronte a scatenarsi: è lo stesso di Amanda, oddio la giustizia italiana…. La “omicidi” fiorentina – occorre citare quantomeno anche gli investigatori Alessandro Ausenda e Giuseppe Toma – ha risposto con poche parole e tanto, tanto lavoro. Ottimo lavoro. Prima ha ricostruito l’ultima serata di Ashley sentendo le amiche. Poi ha mappato le telecamere lungo il tragitto dall’ultimo locale in cui è entrata la vittima alla casa di via Santa Monaca 3. Quindi ha isolato i “frame” che interessavano, quelli in cui la ragazza appariva in compagnia di uno straniero. In seguito ha identificato quest’ultimo. La polizia scientifica ha fatto il resto, isolando e acquisendo tutti gli elementi necessari ad incastrare l’assassino, a cominciare dal dna. Dna poi elaborato nei laboratori a tempo di record.

Fino al fermo per indiziato di delitto che il gip dovrà presto decidere se convalidare o meno. Anche l’assassino però ci ha messo del suo. Dopo aver lasciato morta – o moribonda – la povera statunitense, le ha preso il cellulare, se l’è portato via e ci ha inserito la sua scheda sim. Con le tecniche di intercettazione in uso di questi tempi, non è stato difficile rintracciarlo. Anche lasciare mozziconi di sigaretta, un preservativo e altri segni della propria presenza sul luogo del delitto non è stata una mossa degna del killer imprendibile. E tuttavia Cheick avrebbe avuto tutte le carte in regola per farla franca, essendo clandestino e incensurato.

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In pratica, un fantasma. Contro il cui status si sono già lanciati, tra gli altri, Matteo Salvini «Fermato un clandestino? Strano...») e Roberto Calderoli («Se fosse stato espulso, non saremmo qui a piangere»). Immediata la replica della comunità dei senegalesi a Firenze che invita «a non cadere nelle provocazioni. Si tratta di un fatto gravissimo che poteva succedere a prescindere dalla nazionalità». Tra tante parole dei politici, colpisce il compìto silenzio, pieno di dolore, della famiglia Olsen. Sono tutti in città, oggi – il padre Walter, la madre Jenifer, la sorella Gabby – per rivolgere un ultimo saluto alla loro adorata Ashley. Lo faranno alle 15 nella Basilica di Santo Spirito, una delle piazze che la vittima amava di più. Ci saranno gli amici italiani, la comunità americana a Firenze, i calcianti “bianchi” del Calcio Storico.

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