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«Non entrerò in giunta dialoghiamo in consiglio»
L’esponente di Bl corteggiato dal M5S esclude un coinvolgimento in maggioranza «Sarebbe inutile. Possiamo votare atti su temi condivisi, ma cambino registro...»
LIVORNO. Buongiorno Livorno e Città Diversa: è verso le liste civiche che il Movimento 5 Stelle sta guardando per provare ad allargare i confini di una maggioranza che oggi, in consiglio comunale, si regge su un solo voto.
Pochi giorni fa, con una dura uscita a sorpresa, Marco Cannito (Cd) si è chiamato fuori definendo il sindaco «non affidabile». Dall’altra parte il capogruppo di Bl, Andrea Raspanti, in tutti questi mesi ha sempre portato avanti un’opposizione senza pregiudizi ma senza sconti, culminata poche settimane fa con le dimissioni di Giovanna Cepparello da presidente del consiglio, in aperta polemica con la giunta. Ma è su un altro versante che Filippo Nogarin sta cercando di fare breccia: su quella parte di sinistra che fuori e anche dentro Bl sembra disposta a non chiudere la porta.
I 5 Stelle stanno provando a corteggiare Marco Bruciati, che proprio di recente è stato applauditissimo dai grillini in aula quando ha sparato a zero sul governatore Pd Rossi e sulla riforma della sanità.
Bruciati, c’è o no una discussione aperta per entrare in giunta e allargare la maggioranza?
«No. Allo stato attuale non c’è alcuna discussione per un coinvolgimento diretto di Buongiorno in ruoli di rappresentanza. Un po’ per l’ultima posizione che l’assemblea degli associati ha espresso in merito, un po’ perché – se lo chiede a me – non credo sia la strada giusta: non è entrando in giunta che cambiano gli assetti, ma eventualmente impostando i lavori del consiglio in maniera differente per permettere anche alle forze di opposizione di partecipare».
Un dibattito interno però è evidente.
«Anche rispetto al dibattito che c’è dentro Buongiorno, la discussione non verte tanto sull’accettare ruoli: c’è ampia condivisione sul fatto che entrare in giunta non sarebbe la strada giunta, che sarebbe controproducente per tutti».
Allora su cosa verte?
«Sulla possibilità di valutare – se in futuro ci saranno le condizioni – atti di consiglio vicini alle nostre posizioni. In realtà è come abbiamo sempre fatto: il problema è che in 18 mesi, purtroppo, ci è capitato raramente di votare insieme alla maggioranza degli atti validi. Comunque il dibattito è questo: se i 5 Stelle cambiano registro e presentano atti condivisibili, perché non votare a favore?».
Vuol dire fare da stampella dall’esterno?
«No, rimando il termine al mittente, non lo accetto: fare da stampella significa assicurare il voto in funzione dell’interesse personale nel mantenimento di qualcosa. Qui non ci sarebbe niente da mantenere: o ci sono punti condivisibili da sostenere a beneficio della città o niente. Tanto per chiarire: il bilancio se lo votano. Altrimenti sì, sarebbe fare da stampella. E questo lo escludo».
Allora diciamo che sarebbe per non staccare la spina ai 5 Stelle se ci fossero dei punti condivisi per la città .
«Questo sì. Però non si tratta né di staccare la spina né di tenere il respiratore attaccato se fossero nelle condizioni di cadere. Noi abbiamo sempre rivendicato la nostra libertà. E in realtà il nostro atteggiamento non è mai cambiato: se arrivano atti che rappresentano territori comuni, che riguardano ad esempio l’ospedale o altre macro questioni (accordo di programma, politiche culturali, sociali e abitative...) non vedo perché non si possa esprimere un voto favorevole. Ma gli atti devono avere una loro coerenza, dignità e soprattutto essere presentati in modo diverso rispetto a come sono stati presentati – anzi non presentati – fino a oggi».
Ovvero?
«Molto più partecipato e trasparente. Non è un caso che le grosse divergenze scaturite negli ultimi mesi siano legate all’atteggiamento di chiusura e non condivisione di grandi questioni, come Aamps. Per l’azienda non hanno condiviso alcun tipo di proposta, soluzione alternativa. Di fronte a una chiusura così...».
Bl ha sempre detto no al concordato: Raspanti lo ha definito un salto nel buio...
«Un salto nel buio troppo grande. Per carità, è comprensibile che abbiano fatto questa scelta, secondo me ne hanno fatto anche una campagna nazionale che niente ha a che vedere con il territorio. Ma il concordato è un “all-in”: chi scommette sa che ci sono delle giocate che ti permettono di mettere tutto sul tavolino, puoi guadagnare ma anche perdere tutto».
Tornare indietro sul concordato sarebbe stata una base di partenza per un dialogo?
«Per me sì. L’ha detto anche Cannito: poteva, può, essere una buona base di discussione, un segnale. Capisco la decisione che sta prendendo il sindaco, ma non è condivisa».
Nogarin sta dicendo che sull’ospedale e sull’accordo di programma, in caso di convergenza, sarebbe anche pronto ad aprire le porte della giunta a Bl e a Città Diversa
«Non è quella la soluzione. Lui può tranquillamente aprire le porte a Bl e a Cannito portando in consiglio atti che ci dicono cosa vuole fare del nuovo-vecchio ospedale. Non ho bisogno di entrare in giunta, se ne parla in consiglio. Anche perché spero vivamente che trovi persone competenti per gestire questa importante e delicata partita. Io che tipo di beneficio potrei portare in questo momento a fare l’assessore? Se lo ritiene opportuno, cerchi persone più in grado di quelle che ci sono, che riescano a elaborare progetti diversi. A suo tempo chiedemmo già, ad esempio, lo scorporo dell’assessorato alla sanità per dare le deleghe a una persona che porti fino in fondo il progetto di ristrutturazione del vecchio ospedale».
Quindi?
«Quindi in generale l’importante sono le modalità con cui si arriva alla condivisione di un progetto. Le sedi opportune ci sono: il consiglio e le commissioni, dove tutte le forze sono rappresentate. Siamo pronti a discutere su questo, ma non è detto che poi si arrivi a posizioni condivise. Nel programma c’erano molti punti in comune, anche su Aamps per certi versi eravamo vicini: poi però le soluzioni che hanno trovato sono molto diverse e criticabili, quindi mi aspetto di tutto».
L’assemblea di Bl si esprimerà su questo?
«Per statuto l’assemblea di Bl si riunisce una volta al mese, quindi sarà fatta anche a gennaio. A seconda delle richieste dei soci, discuteremo anche di politica interna».
Le spinte a entrare in maggioranza arrivano più da dentro o da aree esterne, ma comunque vicinissime a Bl? Per la serie: tutto meglio di un eventuale ritorno del Pd...
«Sull’assumere dei ruoli di governo diretti nella giunta Nogarin, mi sento di poter dire che non ho avvertito spinte interne. Ci sono stati interventi a mezzo stampa di persone non riconducibili direttamente a Bl, come Daria e Paolo (Faggi e Gangemi dell’Unione inquilini, ndr), riconducibili a un’esperienza elettorale di coalizione a sostegno di Andrea: ma è un altro discorso, parliamo di opinioni personali del tutto legittime, non condivisibili. Dentro Bl allo stato attuale non c’è una discussione di questo tipo: a oggi rimane ferma la mozione votata ormai quasi due anni fa dove si diceva che avremmo dato l’appoggio al ballottaggio, ma avremmo rifiutato ruoli in giunta».
Rischiate di spaccarvi?
«Per me no. Non vedo il motivo di spaccarsi. Vedo motivo di dialettica, certo, ma politicamente parlando è quella che produce i risultati migliori. Poi bisogna vedere cosa si intende per spaccatura: fuoriuscite?».
Se la base votasse un ingresso in giunta lei uscirebbe?
«Ho fiducia e rispetto della nostra base associativa, non avrei problemi a restare in Bl ma direi chiaramente che non mi rendo disponibile. Ripeto: non ritengo utile, in questo momento, un ingresso di Buongiorno. Non sarebbe utile alla città, a nessuno. Tra l’altro, se proprio ne volessimo parlare, a lui (Nogarin, ndr) servirebbero voti per la maggioranza...».
Secondo lei c’è il rischio di tornare a votare? Sarebbe una strada?
«Per me no, i 5 Stelle devono andare avanti finché ci riescono, rispetto il voto degli elettori. Soffrono delle ingenuità e degli errori che fanno, di cui devono assumersi le responsabilità. Però in questo momento non vedo la necessità di tornare al voto, anche perché si aprirebbero scenari di commissariamento, che non è la panacea di tutti i mali. Ci sono ancora i margini per lavorare molto meglio: in questa fase storica si è costituito un consiglio che potenzialmente può avere un’ampia maggioranza su alcune linee tematiche e progettuali per la città. Non è sempre stato così. Ma se continuano a fare di testa loro, a non condividere niente, anche le potenzialità si sgretolano. E diventa difficile trovare differenze da come funzionava prima».
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