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«Avevo bevuto», il 23enne confessa in aula
Manuele Danti la notte dell’Epifania ha travolto e ucciso un pensionato sul viale Ippolito Nievo
LIVORNO. Manuele è un ragazzone alto che tiene gli occhi bassi, trascinati giù dal peso del senso di colpa: ha investito e ucciso un pensionato la notte della Befana lungo il viale Ippolito Nievo, aveva un tasso alcolemico sei volte superiore a quello consentito, ha chiamato i soccorsi con il proprio cellulare dicendo di essere un testimone, poi, davanti all’evidenza e forse al rimorso, ha confessato senza riuscire a dire nulla, ma solo scrivendo.
È troppo alto Manuele Danti, 23 anni, che nemmeno riesce a nascondersi dietro le spalle larghe del padre e del suo avvocato, Mario Maggiolo, quando esce dal Tribunale al termine dell’udienza durata quasi un’ora a cui si è aggiunta una buona mezzora di attesa prima che il giudice tornasse in aula per leggere il dispositivo.
«Sì, ho bevuto», ha ammesso anche ieri davanti al giudice Beatrice Dani durante l’udienza di convalida al termine della quale il gip ha disposto - come richiesto dal pubblico ministero - l’obbligo di firma: potrà tornare al lavoro oppure a frequentare i corsi all’università di Pisa in attesa del processo, ma dovrà presentarsi alla stazione dei carabinieri ogni giorno.
Pochi minuti dopo l’uscita del ventitreenne dal Palazzo di Giustizia, in Procura è salito il medico legale Luigi Papi che ha ricevuto dal pubblico ministero Antonio Di Bugno l’incarico per effettuare l’autopsia sul corpo di Alessio Pianezzoli, il pensionato travolto e ucciso dalla Fiat 500 nella notte Befana.
Una mezza retromarcia da parte della Procura che in un primo momento aveva pensato di restituire subito la salma alla famiglia.
Probabilmente a far cambiare le carte in tavola è stata la confessione del ventitreenne.
L’obiettivo dell’esame autoptico è quello di accertare se il decesso del pensionato sia avvenuto sul colpo oppure no.
Un particolare non secondario per contestare o meno all’indagato l’omissione di soccorso. Si perché molto probabilmente a livello processuale questo sarà un aspetto decisivo.
Il giovane studente ha ritardato o meno i soccorsi? E soprattutto il settantasetteenne si sarebbe potuto salvare?
La famiglia della vittima, per il momento non ha nominato un avvocato, ma questo non esclude che i tre figli, un domani possano costituirsi parte civile nel procedimento.
Agli atti dell’inchiesta, intanto, è finito anche il filmato registrato dalla telecamera del distributore Eni di viale Ippolito Nievo. La telecamera inquadra l’uscita dell’area di servizio, ma in secondo piano l’occhio elettronico registra anche ciò che accade lungo un tratto del viale che coincide con l’ingresso del cimitero ebraico.
L’orologio segna le 4,50. Sullo schermo compare una figura: cammina a piedi, attraversa la strada scavalcando lo spartitraffico provenendo dalla carreggiata sud. Nello stesso istante sfila davanti all’occhio elettronico una Fiat 500 di cui è difficile anche riconoscere il colore. Un secondo dopo ecco l’impatto: violentissimo.
Il corpo dell’uomo vola lontano, a quasi cinquanta metri di distanza dal punto in cui è avvenuto l’investimento. Sono fotogrammi terribili quelli che registrano la morte del pensionato e padre di tre figli.
Oggi molto probabilmente la salma del pensionato sarà restituita alla famiglia che si occuperà di organizzare i funerali. Stefano Pianezzoli abitava in via Giordano Bruno e tra la Guglia e la zona della Stazione era molto conosciuto.
«Conoscevo il povero Alessio - racconta un lettore - Lo incontravo spesso in via Prato quando lui andava al Centro Poggiali. Era una persona mite chiedeva uno spicciolo per acquistare qualcosa da mangiare». Oltre all’istituto, durante la notte passeggiava per il quartiere, frequentava fornai e baristi che spesso gli offrivano qualcosa da magiare.
Come la notte in cui è stato travolto e ucciso quando gli hanno ritrovato in tasca un brioche appena presa.
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