Il Tirreno

Livorno

L’ippodromo Caprilli non chiude, salvi al fotofinish cinquanta cavalli

di Matteo Scardigli
L’ippodromo Caprilli non chiude, salvi al fotofinish cinquanta cavalli

Livorno, dal presidente della Livorno Galoppo arriva l’annuncio: «Paghiamo le bollette». Ma il futuro è ancora un rebus

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LIVORNO. Si apre in corsa uno spiraglio per l’ippodromo: prolungata in extremis l’attuale gestione che continuerà a pagare acqua, luce e riscaldamento finché sarà fatta chiarezza sul futuro dell’impianto. Sollevato l'avvocato Francesco Tabone, presidente di Livorno Galoppo: «Nei prossimi giorni si dovrà decidere se noi parteciperemo o se andrà avanti Alfea, nel frattempo per amor di pace abbiamo scelto di non disdire le utenze». Dal primo gennaio le luci dell’ippodromo non si spegneranno. Scongiurato almeno per adesso lo scenario più tragico, che condannava cinquanta cavalli a morire di sete e di freddo per colpa di un braccio di ferro con il Comune e la società pisana Alfea.

Tabone, che come un fiume in piena nei giorni scorsi riversava strali contro Palazzo Civico, sembra ricondotto a più miti consigli da un incontro al telefono con il sindaco avvenuto ieri in tarda mattinata: «La soluzione arriverà a inizio anno, massimo a metà febbraio sapremo se ci sarà modo per Livorno Galoppo di partecipare alla gestione dell’ippodromo o se Alfea la assumerà in blocco. Intanto abbiamo deciso per continuità di saldare le bollette, anche perché non c’è un sostituto per le utenze e bisogna tutelare gli animali e le persone che vivono nella struttura. Tutto comunque – conclude Tabone – rimane predisposto per la cessazione definitiva dell’attività».

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Anche Fabrizio Ferramosca, uno dei più noti a Livorno tra proprietari e allenatori, che sulle pagine de Il Tirreno di mercoledì si faceva portavoce della protesta paventando proprio l’ipotesi peggiore, ricevuta la chiamata di Tabone promette: «Continueremo a mantenere le piste, almeno per qualche giorno».

Ma l’ascia di guerra è tutt’altro che sepolta. Il rimedio è solo temporaneo, e non è certo la proroga di un anno della quale si vociferava fino all’ultimo nei corridoi del Municipio. Il Consiglio di Stato infatti aveva respinto il ricorso del Comune dando ragione alla società pisana, lasciando i dipendenti (che il 13 novembre hanno ricevuto la lettera di licenziamento) e i lavoratori dell’indotto appesi ad un filo, ma non solo: gli accordi con Alfea non sono ancora stati definiti nel dettaglio, e ancora si teme il caos nella gestione e nelle attività. E proprio a febbraio dovrebbe arrivare l’ulteriore decisione del Tar, mentre «la sentenza di secondo grado, tanto attesa dal Comune, che metterà la parola fine alla vertenza –ricordava giorni addietro ancora Tabone– arriverà soltanto ad aprile».

Un vero peccato, perché nel frattempo a Santo Stefano la mini-riunione invernale al galoppo del Caprilli si era chiusa alla grande, premiando la scelta di diminuire il numero delle giornate di corse a tutto vantaggio del montepremi delle contese. Con questa mossa dunque il Comune spera di aver scongiurato, salvo imprevisti, la preannunciata protesta in sfilata sotto palazzo Civico per una vigilia di Capodanno a dir poco pittoresca. I manifestanti dell’ippodromo infatti avevano fatto circolare la voce nei giorni scorsi che, qualora non si fosse trovato in extremis quantomeno uno spiraglio d’intesa, avrebbero portato al trotto i cavalli fin sotto al Municipio, a rischio di sporcare la piazza “nuova” con le proverbiali abbondanti deiezioni solide degli animali.

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