Il presidio
Truffata dieci anni fa, ma le multe arrivano ancora a lei
Vittima di numerosi raggiri riceve due sanzioni per un’auto di cui è cointestataria La donna condannata in appello trovata al volante della macchina il 16 dicembre
LIVORNO. È iniziata con una multa ed è finita - forse - con una multa. Una sanzione che ha fatto traboccare il vaso di una storia che va avanti da dieci anni. Passino le truffe per un valore complessivo di svariate decine di migliaia di euro. Passi il fatto che il reato rischi di cadere in prescrizione. Ma ricevere due multe per le irregolarità di una macchina mai avuta a disposizione e che è eredità di un raggiro è un po’ troppo.
Questo avrà pensato la donna di 71 anni che se le è viste recapitare. Questa, certamente, è stata la conclusione del suo avvocato, tutore legale e figlio. E così, dopo che le sanzioni sono arrivate a casa, la famiglia il 6 novembre si è rivolta al giudice di pace. Facendo presente che no, quelle due multe non doveva pagarle la signora. Perché lei, per quanto risultasse cointestataria della Punto a cui erano indirizzate, quella macchina non l’aveva mai avuta realmente a disposizione.
Un mese e mezzo dopo, il 16 dicembre, i motociclisti della polizia municipale hanno trovato, al volante di quell’automobile, la stessa donna accusata (e condannata per questo in primo grado e in appello) di averla truffata: si tratta di Caterina Puliafito, 54 anni, che è stata così sanzionata a sua volta per non aver aggiornato carta di circolazione e carta di proprietà.
Ma la macchina non è sua. Apparteneva alla madre, morta a febbraio di quest’anno. Oltre, chiaramente, alla vittima della truffa, un’avvocata livornese di 71 anni in condizioni di infermità. Che a maggio 2005 si è ritrovata comproprietaria di una Punto, pagata con un finanziamento di oltre tremila euro da corrispondere a rate. Un acquisto che, secondo il giudice del primo grado, è stato fatto abusando delle sue condizioni psichiche.
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Dieci anni e due gradi di giudizio dopo, quella macchina è ancora in giro. Non è bastata la condanna in primo grado a tre anni e sei mesi (con uno sconto di due mesi in appello) per Caterina Puliafito, né i 30.000 euro di risarcimento danni. E non è bastato, spiega il legale dell’anziana truffata, nemmeno effettuare la perdita di possesso: «Negli ultimi mesi - racconta - ci sono arrivate due multe».
La prima perché la signora non aveva aggiornato la carta di circolazione. Aggiornamento che andava fatto dopo la morte della comproprietaria, madre di Puliafito, avvenuta a febbraio di quest’anno: «Difficile farlo, visto che di quell’auto non abbiamo più saputo niente e non l’avevamo certo a disposizione». La seconda sanzione, invece, era dovuta a un divieto di sosta.
Facile, per certi versi, spiegare perché le sanzioni siano arrivate alla donna: era l’unica intestataria vivente dell’automobile. Meno facile riassumere una storia lunga dieci anni, che passa attraverso tre gradi di giudizio (attualmente si attende il pronunciamento della Cassazione), che vedrà svolgersi una causa civile e che è iniziata tra il 2005 e il 2006, con una serie di truffe e di tentate truffe lunga chilometri. Che sono costate, secondo i calcoli del legale della donna, «circa 120 mila euro: ci rifaremo in sede civile, ma non ci sembra il caso di ricevere anche queste multe». Dal finanziamento a gennaio 2005 per una Punto (un’altra) intestata a lei e a Puliafito al contratto per l’acquisto di un televisore al plasma e di un pc, dal pagamento per l’abbonamento in palestra all’acquisto di un motorino della Piaggio: gli episodi sono numerosi, circoscritti al biennio 2005 e 2006. La prima sentenza è arrivata nel 2011, quattro condanne e due assoluzioni (tra cui la madre di Caterina Puliafito). Altre due assoluzioni ci sono state nel 2014, mentre un’altra donna coinvolta, Giuseppina Sallustio (condannata in primo grado a due anni per ricettazione) non aveva presentato appello.
Non sono bastate e, per una donna anziana e in condizioni precarie, è arrivata pure una beffa a scoppio ritardato. Che, però, è stata pure la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Ora – spiega il figlio e legale – speriamo di porre veramente la parola fine a questa storia infinita».
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