«Il gruppo è unito, così governiamo»
Di Maio e Taverna camerieri d’eccezione al centro sociale Forte San Pietro. «Per Aamps decisi sul concordato»
LIVORNO. Dice che la maggioranza non avrà problemi di tenuta. Allo stesso tempo lancia l’appello alle opposizioni a votare «le cose buone insieme». Ma soprattutto ripete che per Aamps «siamo assolutamente decisi sul concordato» e che «non regaleremo l’azienda a nessuno». Ieri sera il vicepresidente a 5 Stelle della Camera, Luigi di Maio, è tornato a sorpresa Livorno. C’era stato a fine novembre, alla vigilia del delicatissimo consiglio comunale su Aamps andato avanti per tredici ore. E prima ancora c’era stato tra l’8 e il 9 novembre, per presentare agli attivisti livornesi il sito web che a breve riunirà tutti i Comuni a 5 Stelle d’Italia (ma anche per incontrare i consiglieri comunali e cercare di ricomporre una frattura che poi di fatto si sarebbe tradotta in tre espulsioni dal Movimento).
Ieri sera a riportare a Livorno Luigi Di Maio è stata una iniziativa speciale messa in piedi dagli attivisti a 5 Stelle: insieme alla capogruppo M5S al Senato, Paola Taverna, al sindaco Filippo Nogarin e ai consiglieri comunali ha vestito i panni del cameriere d’eccezione tra i tavoli del centro sociale Forte San Pietro, in Venezia. Pienone, piatti a base di pesce, sorrisi, qualche applauso tra una portata e l’altra per una iniziativa che in realtà sarebbe dovuta restare lontano dai flash, riservata agli invitati.
«Mi sono affezionato a questi ragazzi – dice al Tirreno Di Maio mentre porta il vassoio da una stanza all’altra – avevo promesso che sarei tornato già prima che si presentassero motivi per venire qui legati alla politica. Questa è una serata di autofinanziamento, servirà a contribuire alle spese per le iniziative del gruppo sul territorio. Continuiamo a fare quello che abbiamo fatto in tutta Italia negli ultimi anni: autofinanziarci. Con Paola Taverna stasera anche a Livorno promuoviamo iniziative che facciano stare in piedi il Movimento senza i soldi delle lobby». «Eventi simbolici – aggiunge – ma anche sostanziali, nel 2013 ho finanziato così la mia campagna elettorale, misi insieme mille euro servendo ai tavoli...».
Sta di fatto che Di Maio torna a Livorno in un momento delicatissimo per la giunta Nogarin, alle prese con il caso Aamps e con una maggioranza che in consiglio comunale si regge su un voto.
Fuori dalla porta del Forte San Pietro, mentre prende corpo l’iniziativa a 5 Stelle, si presentano anche due lavoratori precari dell’azienda dei rifiuti. «So che il sindaco e i consiglieri hanno fatto prima una riunione con i lavoratori – riferisce Di Maio di fronte al taccuino – ed è andata molto bene».
Ma la maggioranza terrà? Avrà i numeri per governare davvero la città?
«Non vedo un grande problema da questo punto di vista – controbatte il parlamentare a 5 Stelle – prima di tutto perché speriamo sempre che sui temi, sulle cose importanti come il reddito di cittadinanza e molto altro, anche gli altri membri del consiglio comunale ci vengano dietro». Si riferisce ai tre consiglieri espulsi dal Movimento?
«No no – risponde – non sto parlando nello specifico di qualcuno, e poi non è cambiato niente perché, per quanto ne so, queste componenti del gruppo votavano già contro, quindi la maggioranza era sempre questa».
«Noi – riprende – contiamo di mettere sempre al centro del consiglio comunale i temi, poi voto per voto si decide insieme, le maggioranze devono anche ampliarsi se il tema è valido. Quindi la sfida che lancio alle opposizioni in generale è: votiamo cose buone insieme. Ho apprezzato molto, ad esempio, l’astensione sul reddito di cittadinanza».
«Per il resto – aggiunge – non vedo molti problemi, il morale del gruppo è alle stelle e c’è tanta voglia di scardinare un sistema, un modello culturale di gestire la cosa pubblica che non è cultura, ma incultura. Ovvero utilizzare i soldi pubblici per alimentare carrozzoni politici».
Ma per Aamps i 5 Stelle andranno avanti con il concordato? «Assolutamente, siamo decisi sul concordato. E soprattutto – conclude Di Maio – siamo convinti che questa azienda possa essere un fiore all’occhiello, se risanata. Sia chiaro questo: un fiore all’occhiello che ci teniamo, non lo regaliamo a nessuno».
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