Il Tirreno

Livorno

Quanti ex “normali” giù nell’abisso

La Caritas: occhio al rischio povertà, è diffuso e basta poco per precipitare

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. E' vero che nella stragrande maggioranza si tratta di maschi (le donne arrivano a malapena al 15%) ma non è più così vero che si parli soltanto di poveri cristi di origine straniera: questi ultimi sono sì la maggioranza ma ormai più del 38% di quanti mangiano alle mense Caritas sono italiani, anzi spesso livornesi.

Basterebbe questo a far piazza pulita dell’idea che il rischio povertà sia qualcosa che riguarda sempre e solo qualcun altro: clochard e emarginati dal destino segnato. Chi opera nella trincea del disagio sociale l’ha ripetuto mille volte in questi ultimi anni: capita sempre più spesso che persone ex-normali si ritrovino a precipitare nell’abisso semplicemente perché hanno perso il lavoro. È facile che si inneschi una spirale: il reddito scende in picchiata, non si regge più l’affitto o il mutuo e presto si perde anche la casa (e a quel punto è facile che le tensioni all’interno della famiglia arrivino a mille e finisca in pezzi anche il nucleo degli affetti).

Il dossier Caritas sulla prima metà di quest'anno dice che gli interventi sulla povertà alimentare si sono tradotti nella distribuzione di 32mila pasti: quasi 11mila al Centro di prima accoglienza Quilici, poco meno di 4mila alla mensa della parrocchia di Banditella, 2.622 i pasti distribuiti a domicilio mentre il doppio sono stati affidati alla Ronda della Carità, organizzata dai volontari della parrocchia di Coteto, che ogni sera si occupa di andare a dare un piatto di minestra ai senza fissa dimora. A ciò si aggiungano altri 9.792 pasti sul fronte dell'accoglienza ai profughi.

In concreto, questo significa che ci sono state 664 persone che hanno avuto un aiuto in questo campo. Ma se lo sguardo si allarga e anziché limitarsi alle sole strutture della diocesi incluse anche l'attività delle Caritas parrocchiali salta agli occhi che il sostegno alimentare riguarda ben 15 parrocchie che aiutano "oltre 3.300 persone di cui 750 minori". Nel complesso stiamo parlando di "900 famiglie accolte".

C'è da metter nel conto anche che la Caritas è capofila della rete territoriale che distribuisce gli aiuti alimentari Agea (organismo governativo nel settore agricolo). Per avere un’idea: sono coinvolte 35 realta del territorio (associazioni, parrocchie, fondazioni,..), sono 1.200 le famiglie destinatarie degli aiuti, complessivamente è un aspetto che riguarda «oltre 5.400 persone, di cui 331 bambini sotto i 6 anni».

E non c'è solo il cibo. Bisogna pensare anche all'igiene personale e al vestiario: in quasi 900 nell'arco di un semestre hanno avuto capi di abbigliamento e biancheria e hanno potuto farsi una doccia, in altri 439 casi quel che interessava era solo avere qualche vestito.

Bisognerebbe mettere nel conto anche le attività sul fronte del sostegno alla famiglia: non solo materiale ma anche relazionale. Basti pensare che nella prima metà di quest’anno questo polo di aiuti ha accolto 181 famiglie (e 53 di esse risultavano nuove agli occhi dei volontari Caritas). Non solo: stiamo parlando di 350 ragazzi coinvolti, soprattutto bambini (due su cinque hanno meno di sei anni); stiamp parlando di 585 «percorsi di ascolto, accompagnamento, sostegno e promozione della persona, servizio guardaroba famiglie, aiuto economico».

Adesso l’intenzione della diocesi è proprio questa: insistere sul sostegno alla famiglia con la messa in campo di un polo di aiuto strutturato. Qualcosa a metà fra il centro Caritas (per chi non ha di che mangiare) e il consultorio (per chi ha problemi sul fronte della convivenza in famiglia).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera