Il presidio
Pensionato ucciso a bastonate nella casa a soqquadro
Giallo a Castel del Piano: forse una rapina finita male, nessun segno di effrazione. Una voce in paese: «Da quell’abitazione è uscito un uomo con berretto e trolley»
CASTEL DEL PIANO. È solo una finestra, una piccola finestra con gli infissi doppi. È solo una finestra che si apre su Montelaterone, sospesa sul nulla, su una parete di mattoni, quelli delle vecchie case di Castel del Piano. E quel paese da cartolina, incastonato sul monte Amiata è l’ultima cosa bella, probabilmente, che ha visto Antonio Tucci prima di morire. Prima che le sue gambe malferme che stavano su solo grazie all’aiuto delle stampelle si piegassero per sempre sotto i colpi di una spranga. O di un bastone. Di qualcosa che lo ha ucciso, lasciandolo per terra in una pozza di sangue.
Era già buio a Castel del Piano, quando Fabiola Bianchi, la donna che si prendeva cura di Tucci, è arrivata alla casa che si affaccia sul Piazzone. La stessa casa dalla quale, qualcuno domenica pomeriggio, avrebbe visto uscire un uomo con un berretto in testa e un trolley.
«Non rispondeva al telefono - racconta - mi sono preoccupata perché era già successo un’altra volta, due anni fa quando Antonio si era sentito male. Ho chiamato sua nipote e siamo andate insieme a vedere cosa fosse successo». Le due donne hanno aperto la porta dell’appartamento al pianterreno con le chiavi. Non c’era alcun segno di effrazione. «Dalla porta - dice ancora Fabiola - ho visto dei giornali sul pavimento del corridoio. Era tutto buttato all’aria, non ce la siamo sentita di entrare e abbiamo chiamato immediatamente i soccorsi». È stato il personale del 118 a trovare Antonio Tucci, 71 anni, riverso sul pavimento della cucina con la testa fracassata.
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Fabiola si prendeva cura di lui da due anni. La donna lavora per la cooperativa il Quadrifoglio e si occupa dell’assistenza domiciliare. Dal lunedì al sabato compreso, ogni giorno era a casa del pensionato. «Andavo lì a fare le pulizie, a sistemare la casa - dice - e lo stesso avevo fatto sabato quando mi ha chiesto se potevo ricaricargli il telefono». Fabiola ha detto ad Antonio che lo avrebbe fatto il giorno dopo, domenica. E così è stato. Ed è proprio la ricarica del telefono lo spartiacque tra il prima e il dopo, tra la vita e la morte di Tucci. La donna, dopo aver ricaricato la scheda dell’uomo, lo ha provato a chiamare per sincerarsi che quei soldi fossero stati accreditati. «Ma lui non rispondeva - dice ancora - e io mi sono preoccupata. È per quello che ho chiamato sua nipote e siamo andate al Piazzone».
Antonio Tucci era già morto. I proprietari del suo appartamento, che vivono al piano di sopra, non hanno sentito alcun rumore. «Lo avevo visto il giorno prima - dice Alfiero Cerboni - aveva avuto un problema con la televisione e avevamo parlato di quello». Non era ricco, Tucci. Originario di Castellammare di Stabia, aveva vissuto a lungo in Sicilia prima e a Roma poi. Aveva fatto il pasticcere. Nella capitale aveva conosciuto Iva Lorenzoni e con lei aveva deciso di ritirarsi a Castel del Piano. Un buen retiro scelto dopo la pensione. Poi la donna era morta e lui era rimasto solo.
A portargli il pranzo e la cena ci pensavano i volontari della Misericordia. Poi c’era Fabiola che si prendeva cura di lui che aveva avuto in passato due ictus e che camminava male, e i sanitari dell’Asl che due volte alla settimana andavano a casa sua a fargli delle medicazioni. «Non usciva mai da casa - racconta un amico - io andavo ogni anno a portargli il panettone per Natale. È incredibile che qualcuno gli abbia fatto del male. Era una persona squisita, una persona per bene».
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Una spiegazione stanno però cercando di darla i carabinieri che da domenica pomeriggio stanno indagando sull’omicidio del Piazzone. Lì, dove si svolge tutta la vita di Castel del Piano, domenica pomeriggio qualcuno c’era di sicuro. E qualcuno potrebbe aver visto chi è entrato in quella casa al numero 13. I proprietari dell’appartamento, Alfiero e Meri Cerboni, hanno 86 e 88 anni. Ma dalle 13 alle 15 di domenica sono stati fuori casa e quando sono tornati, non hanno sentito nulla. Lo hanno saputo dai carabinieri che stanno svolgendo le indagini e che sono andati a suonare loro alla porta.
Coordinati dal sostituto procuratore Laura D’Amelio, i militari della compagnia di Pitigliano hanno raccolto tutte le tracce nell’appartamento dove ieri sono entrati anche gli uomini del Ris. La salma di Antonio Tucci è stata portata all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto dove oggi si svolgerà l’autopsia. E durante la giornata di ieri sono state sentite tutte le persone che conoscevano Antonio e che avevano contatti con l’ex pasticcere. Ma sono stati anche ispezionati i cassonetti dell’immondizia: quello che i carabinieri cercavano erano guanti, bastoni, abiti sporchi di sangue. Qualunque cosa che potesse portare all’assassino. Magari all’uomo che un testimone avrebbe visto uscire domenica pomeriggio da quella casa. Con un berretto calato sulla fronte e che si tirava dietro un trolley.
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