Caso Aamps, sospesi i consiglieri M5S dissidenti: governo appeso a un voto
Livorno, arrivata l’e-mail dello staff di Grillo: «Violazioni gravi, tentativo di boicottare sindaco e giunta». Grillotti: «Se saremo espulsi dal Movimento resteremo in consiglio comunale ma non nel gruppo di maggioranza»
LIVORNO. Quelle parole sono state un boomerang. Troppo forti, troppo decise, troppo fuori dal coro della maggioranza. Troppo e basta perché i vertici del Movimento 5 Stelle lasciassero correre, proprio mente i riflettori nazionali della politica sono puntati su Livorno. «Questa giunta è da cancellare, da azzerare», aveva detto Giuseppe Grillotti in mondovisione durante il consiglio comunale di lunedì su Aamps: ieri pomeriggio ha ricevuto dallo staff di Beppe Grillo l’e-mail che annuncia la «sospensione con effetto immediato dal Movimento 5 Stelle». Stessa sorte è toccata agli altri due consiglieri di maggioranza, Alessandro Mazzacca e Sandra Pecoretti, che come lui hanno votato contro l’atto di indirizzo della giunta sul concordato preventivo. Dopo che già in altre occasioni (ad esempio la votazione sul Prg del porto, nel caso di Grillotti e Pecoretti) avevano detto chiaramente la loro.
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«Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute», è la premessa che si ripete via e-mail. Ai consiglieri comunali viene contestato di avere «violato in modo grave, ripetuto e sostanziale gli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura e i principi fondamentali di comportamento degli eletti» del Movimento. Di più: secondo lo staff a 5 Stelle, in occasione del «delicato caso Aamps», avrebbero tentato di «boicottare l’attività politico istituzionale del sindaco e della giunta, in contrasto con la maggioranza del gruppo consiliare, rendendo pubblicamente e reiteratamente, in disaccordo rispetto alla maggioranza dei consiglieri, dichiarazioni di voto contro il sindaco e la giunta», «manifestando pubblicamente sfiducia assoluta rispetto al loro operato e addirittura richiedendo la cancellazione della giunta». Una frase, quella dell’ex capogruppo Grillotti, che era risultata subito molto forte e in odor di provvedimento.
«Per giunta – si legge nella nota che dopo le indiscrezioni del Tirreno ha iniziato a correre sul web, pubblicata dalla stessa Pecoretti – tali dichiarazioni e comportamenti risultano rese anche a nome del MoVimento 5 Stelle, pur in difetto di autorizzazione e consci della diversa posizione della maggioranza dei consiglieri». Una «attività propagandistica contro lo stesso M5S».
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Per Grillo e il suo staff queste «violazioni» rappresentano già un «motivo autonomo di espulsione», aggravate dal «clamore suscitato» e dai «danni all'immagine del M5S che ne sono derivati o che ne potrebbero derivare».
Va detto che al momento non risultano comunque espulsi: sono «sospesi con effetto immediato» e avranno dieci giorni di tempo per dire la loro («se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le sue controdeduzioni entro dieci giorni...»). Ma la frattura nel gruppo di maggioranza sembra ormai insanabile. E a questo punto il governo a 5 Stelle di Livorno rischia di restare appeso a un voto.
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Lo dice chiaramente l’ex capogruppo Grillotti, che a caldo si definisce «amareggiato»: «Come facciamo a restare in maggioranza se ci confermano l’espulsione? No, non possiamo». Insomma, se arriverà la lettera definitiva da Grillo, i tre usciranno dal gruppo in consiglio comunale. Ma attenzione: questo non vuol dire che si dimetteranno. «Non ci pensiamo nel modo più assoluto a dimetterci da consiglieri comunali – ripete Grillotti –. Noi ci stiamo comportando da 5 Stelle: l’unica cosa che ci differenzia dagli altri è che loro rispettano i principi della maggioranza, noi non la pensiamo così laddove i principi della maggioranza vanno contro quelli del M5S».
Senza Mazzacca, Grillotti e Pecoretti, la maggioranza resterebbe con 16 consiglieri (più il sindaco) su 33. In altre parole sarebbe appesa ogni volta al filo sottilissimo di un voto. Con la speranza che, al momento di decidere almeno sulle questioni cruciali come Aamps o il bilancio di previsione del Comune, non ci siano nuovi dissapori interni o più semplicemente impegni di lavoro o raffreddori. L’alternativa sarebbe che, in qualche modo, almeno sui grandi temi, ci fosse un’apertura ad altre forze politiche.
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