«Quel progetto non deve chiudere»
I genitori di un gruppo di ragazzi disabili incalzano Provincia e Regione
LIVORNO. Nel dibattito sul futuro delle Province c’è qualcosa che esce dal recinto del politichese e preoccupa invece i genitori dei ragazzi e ragazze che frequenta i corsi del progetto di Orientamento Formazione Lavoro (Ofol).
La peculiarità del progetto – spiegano i genitori in una lettera aperta per sollevare il caso – è data dal fatto che «è rivolto ai ragazzi e ragazze disabili più dotati, ma che necessitano di una ulteriore maturazione ed orientamento per entrare nel mondo del lavoro»: è per questo motivo – sottolineano – che il percorso progettuale «non ha le caratteristiche di un corso di formazione tradizionale, ma per ognuno dei partecipanti viene stabilito un progetto professionale personalizzato, plasmato sulle esigenze e competenze individuali, seguito da un gruppo di tutor competenti ed esperti».
È una tipologia che si è sviluppata «daI 2001 ad oggi, allargando la rete di soggetti interessati e coinvolti (Provincia, Asl, Istituti scolastici, aziende) che hanno costituito durante tutto questo percorso una sinergia di rete, elemento innovativo ed indispensabile nei modo di operare delle Istituzioni, del sociale e della collettività nel suo complesso».
A giudizio dei firmatari della lettera aperta, il progetto Ofol è una «insostituibile esperienza di evoluzione non solo rispetto alla formazione lavorativa, ma anche per il raggiungimento della piena maturazione delle possibilità di autonomia». È un aspetto che «come abbiamo potuto constatare personalmente rispetto ai nostri figli, ma anche confrontandosi con genitori, i cui figli hanno frequentato i percorsi formativi precedenti, con ottimi risultati di maturazione e di inserimento nella società civile e lavorativa».
I genitori scendono in campo per chiedere «un riscontro rassicurante dagli enti competenti (Provincia, Regione)»: vogliono che «questa tipologia progettuale non venga interrotta, ma anzi possa essere riproposta negli anni futuri».
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