Il porto di Livorno ieri e oggi: L’antico porto visto dal mare
La memoria del porto di Livorno nelle fotografie ritrovate da Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo per conto dell’Authority.
Capita di credere che il porto non sia cambiato granché: in fondo, non si tratta pur sempre di navi, di banchine e di mare? Questa coppia di immagini invece racconta quanto si è modificato sotto i nostri occhi un identikit che crediamo immutabile o quasi. Anzi, il termine di paragone, cioè l’immagine storica in bianco e nero, ci aiuta a tornare con la memoria ai giorni dell’immediato dopoguerra: euforici per aver scampato il pericolo ma disperati perché sembrava impossibile riuscire a rimettersi in piedi. Basti guardare a due elementi dell’inquadratura storica sulla sinistra: i nazisti in ritirata hanno completamente sbarrato l’accesso al porto con una “diga” di navi fatte affondare e, poco più in là, hanno fatto saltare anche l’antico Fanale. Le altre differenze da scorgere? Ad esempio, il sistema dei bacini sulla sinistra del faro: soprattutto quello galleggiante spicca nel cuore della foto. Dall’altra parte c’è invece l’azzurro dei capannoni dei maxi-yacht oppure la striscia regolare e continua del portico delle cantine che si affacciano sulla Darsena Nuova, Ma se lo sguardo arretra un po’ verso la città, il filo conduttore di ogni riflessione è la devastazione ad opera dei bombardamenti: fra il silos e la Fortezza Vecchia, lungo il fronte mare all’interno del Porto Mediceo (a cominciare dalla sede della Capitaneria), l’area intorno al Palazzo del governo.
CON LE PAROLE DI MARCELLO FOIS (NEL TEMPO DI MEZZO) Lo spazio intorno alla Capitaneria di porto non pareva area di guerra, niente a che fare col diroccato molo secondario di Livorno da cui il vecchio piroscafo che l’aveva portato in Sardegna aveva preso il largo.
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